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Commenti a "Si potrebbe dire che gli alcolizzati, i..." di Stefano Gentilini


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postato da , il
Capisco il tuo punto di vista Daline anche se, secondo me, le cose difficilmente capitano del tutto per caso e di fronte alla scelta, anche occasionale, se farsi del male o meno un certo peso la propria capacità di discernimento ce l'ha. Che poi questa capacità, resilienza o come altro tu la voglia chiamare, affondi o meno le radici nella famiglia e/o più in generale nel processo di sviluppo della personalità ognuno è libero di pensarla come meglio crede.
Il mio non vuole essere un giudizio né perentorio, né proveniente dall'alto di chissà quale scranno. E' solo un tentativo di di trovare spiegazioni plausibili ad alcune legittime domande.
Sul piano personale invece e rispetto ai destini dei singoli individui continuo a provare molto dispiacere e NON me la sento di ricondurre questi comportamenti al mero egoismo. Ma su questo tema, così delicato, chi può dire di essere in possesso della verità?
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postato da , il
secondo il mio modesto parere, le cause sono troppe e troppo varie.. sicuramente non vanno giudicate dall'alto, non capirò mai chi si fa del male volutamente o volontariamente, ad ogni causa corrisponde un effetto e la vita prima o poi ti presenta il conto. Non credo sia dovuto al luogo, alla famiglia o altri fattori esterni, chi decide lo fa per se stesso,egoismo? non lo so(per me si), giustificarsi, nascondendosi dietro ad un'infanzia infelice, mancanza di affetti etc. è puro egoismo.. naturalmente questa è una mia opinione.
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postato da , il
Chiara, lasciami intanto lodare te e la parola "resilienza" (ammetto di subire da sempre il fascino delle parole, specie quelle di uso non comune), tanto colta quanto musicale.
Ciò detto, per quanto ne so, il temperamento di un individuo e' innato, il carattere si definisce mediamente entro i primi tre anni, mentre per tutto il resto c'è una personalità da edificare per la quale non basta forse una vita intera.
Per inciso sul personal development psicologi, comportamentisti e altri esperti dibattono da decenni rivedendo non di rado metodiche e modelli paradigmatici.
Va detto poi che la famiglia, quale nucleo sociale di riferimento, ha rivestito nelle ultime tre decadi una rilevanza assai maggiore che in passato non foss'altro che per l'età media alla quale un giovane riesce a guadagnarsi una propria autonomia economico-finanziaria.
L'influenza sullo sviluppo psicologico dell'individuo della famiglia e degli affetti affini frequentati in tutto il periodo che precede l'età adulta e' pertanto, a mio modo di vedere, determinante.
E' mia convinzione che, a parità di condizioni e quindi mediamente, chi ha la fortuna di possedere un temperamento e sviluppare un carattere ed una personalità resistenti ai fendenti scagliati dalla vita, abbia più probabilità degli altri di "cavarsela" pur uscendone ammaccato.
Ma questo nulla toglie alla validità della tua considerazione circa la possibilità che anche questi individui cadano nelle tremende e rovinose trappole di droga e alcool per effetto di vicissitudini più "sfortunate" e frequenti rispetto a quanto occorra alla media della popolazione.
Mi rendo conto che il mio, riferendosi alla statistica, possa apparire un discorso asettico e lontano dalle storie dei singoli, che nelle loro peculiarità sono ognuna diversa dall'altra, come pure e' vero che le testimonianze di chi ha vissuto simili esperienze valgano assai più di queste mie generali considerazioni.
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postato da , il
questi sono espedienti che bisogna viverli per capire.
anche se in modo marginale ci sono passato con la capacità'
di uscirne senza rimpianti;perche'sia per droga alcool ecc.ho perso
amici ,conoscenti.non giudico ma cerco di aiutare.
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postato da Chiara Micellone, il
Sì, sicuramente la famiglia è la prima agenzia di socializzazione, ed è importante sia per lo sviluppo di una buona capacità di resilienza, sia per quanto riguarda la strutturazione della personalità. Quello che posso aggiungere, è che purtroppo (o per fortuna, a seconda dei casi) l'attaccamento e il temperamento che sono andati a delinearsi nella nostra infanzia, non sono assolutamente determinanti. Per cui un bambino resiliente da piccolo, a seconda delle varie esperienze vissute, potrebbe essere (in seguito a determinate esperienze di vario genere) un adulto fragile. Non esiste nulla di determinante, né nel bene né nel male.

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