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Commenti a "Il coraggio, uno non se lo può dare." di Alessandro Manzoni


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E i casi dei cani che hanno salvato esseri umani mettendo a rischio la propria vita? Sono casi abbastanza frequenti e documentati...
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Pino, riguardo gli animali, e te lo dico solo perchè empiricamente non ho fatto altro che studiare questo per tutta la vita, l'atto di coraggio è sempre e solo riferito a se stesso. Ovvero ogni individuo rischia la  vita per difendere la sua stessa vita. Il genitore che difende i piccoli, difende i suoi geni, e la propagazione della specie. Le api che proteggono la regina lo fanno perchè sono sorelle e la percentuale di geni che si propagano se si riproduce una di esse, la regina,  è la stessa che si otterrebbe se si riproducesse una qualsiasi altra femmina dello sciame (con la differenza che la regina essendo fisicamente più forte aumenta il successo della riproduzione)  Nel caso dei cani domestici il discorso è un po' diverso, ma solo perchè ad opera di una selezione (criticabile o meno) operata dall'uomo per rendere il lupo un animale di protezione personale, ha fatto si che il cane sia oggi considerato un amico dell'uomo. Il cane ci difende, è vero, ma solo perchè in 10.000 anni di selezione su precisi elementi comportamenti noi glielo abbiamo imposto... Nel mondo animale, si può tranquillamente dire che non esista coraggio altruistico.
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Il coraggio, per me, non esiste in quanto tale. Ove esistesse, è mera temerarietà.
Esistono, viceversa, il timore, la paura e il terrore, per il semplice fatto che si tratta di istinti ancestrali di conservazione posti a protezione della specie.
Il coraggio lo definirei superamento della paura a causa di motivazioni superiori che spingono l'individuo o il gruppo a superare i propri limiti ancestrali.
    Quindi dipende tutto dalle motivazioni. Quando ci sono, e sono solide, non ci sono più remore, e si supera tutto.
    Quali possono essere queste motivazioni? Infinite. L'amore, l'odio, la rabbia, la ragione, il dolore, la patria: non c'è limite alle motivazioni che muovono l'uomo, e che sono in grado di vincere qualsiasi condizionamento, per ancestrale che sia.
     Queste motivazioni, del resto, le vediamo anche negli animali, per i quali l'istinto (io però la chiamerei volontà) di salvare i propri piccoli, o anche il proprio amico uomo, è spesso superiore a qualsiasi rischio possano correre.
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No, dico, la frase letta così, sembra abbia un senso: cioè che il coraggio uno non se lo possa dare. In realtà, queste parole, messe dal Manzoni in bocca a Don Abbondio, di cui è nota la pateticità, esprime l'intento opposto, ovvero: il coraggio uno SE lo può dare.
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Il link non entra per intero. Ma si rimedia subito. Ecco la strada da seguire:
www.leonardoderasmo.com/
(sito che si fa vanto di essere stato segnalato dal programma Voyager su Rai2: come dire dall'Enciclopedia Treccani)  ; )
Giunti sulla home, in basso a destra, sotto il gruppo "letteratura e psicologia", clic sul  link "paura e coraggio".
Leggete, e scoprirete che "Il coraggio, uno non se lo può dare" lo dice il Manzoni, per giustificare il suo personaggio (don Abbondio); mentre invece lo dice Don Abbondio, per giustificarsi di fronte al cardinale Borromeo. Un piccolo dettaglio, come direbbe un mio sapiente detrattore. : ))))))
E Manzoni, come la pensava?
Ma come Don Rodrigo, il Griso e l'Innominato, naturalmente !!  : )))))
O forse è impossibile capire come in realtà la pensasse.  : //

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