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Commenti a "Mi rammentano che ai giorni nostri il padrone..." di Salvatore Grieco


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E' un principio sacrosanto, Franci quello che tu esponi, ma purtroppo quando il lavoro abbondava c'erano molti che guardavano solo ai propri diritti senza curarsi dei doveri, sapendo di essere protetti dai sindacati.
Questa era una cosa terribile non per i datori di lavoro prepotenti, che quelli trovavano sempre il modo di mettere a posto i menefreghisti, era un gran danno per quei datori di lavoro che erano persone per bene e rispettavano tutti... gli stessi che oggi vanno in crisi per un debito di cui non potranno rispettare il pagamento.
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Io penso che il progresso abbia l'obbligo di prodigarsi per migliorare tutto il genere umano.
Molti passi avanti si sono fatti, ma ho come l'impressione che si stia facendo il balletto del
gambero. Tutte le persone impegnate nel proprio lavoro, di qualunque ordine e grado
dovrebbero avere gli stessi diritti e doveri e a tutti portato lo stesso rispetto.
Purtroppo quando la pagnotta è una e le bocche tante, la guerra e il ricatto si fanno avanti.
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E' quasi fuori moda parlare adesso di rapporti di lavoro. Eravamo giunti a delle dimensioni assurde nelle attese degli operai, nelle pretese dei sindacati, nelle sottigliezze inutili e nella paura di trovarsi a pensare di avere un *padrone*... Oggi... basterebbe avere un lavoro...
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Gerlando,
ti sono riconoscente per il commento alla frase e ti confermo che l’aforisma è stato scritto proprio col proposito di ironizzare sugli eccessivi giochi di parole con cui, in molte realtà lavorative (pubbliche e private), impiegati senza anima si prendono gioco di propri simili.
Sono altresì contento che il tuo giudizio corrisponde al mio.
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Se è detto in modo ironico sono d'accordo con te. E' un modo per dire che è  la fine del rispetto della dignità. Ed è rirpovevole. Sono le solite schifezze che si importano dagli Stati Uniti e che si fregiano tanto di tutelare i diritti dell'uomo.

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