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Commenti a "Guarda dove cammini se non vuoi inciampare, ma..." di Gaetano Toffali


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Per fortuna che c'è ancora qualcuno che pensa a dove mette i piedi!!!
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Anche io condivido pienamente!
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totalmente d'accordo con te!
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Gaetano Toffali:
Il tuo secondo intervento chiarisce abbondantemente e senza equivoci il tuo pensiero.
Affrontare il tema qui è alquanto complesso perché complesso è il fenomeno "mafia". Mi piacerebbe però si riuscisse a parlare di questi temi con una mentalità nuova, diversa, senza i banali preconcetti che puntualmente affiorano allorquando si affronta il problema mafia. E questa nuova mentalità a cui mi riferisco dovrebbe, per prima cosa, prendere coscienza che la mafia, oggi, è una cosa totalmente diversa da quella di ieri. “U picciottu” con la coppola di traverso e la lupara sotto braccio, caro Gaetano, sono poco più che puro folclore.
Se proprio vuoi sapere come la penso, sappi che a mio modo di vedere, oggi esistono due mafie.
La prima è quella a cui pensi tu, quella che ha raccolto l’eredità “stilistica” della vecchia mafia: minacce, estorsioni, traffico di droga, qualche omicidio giusto per non perdere il vizio e ribadire un potere basato sulla forza, una barriera di omertà alimentata con la “paura” a protezione di ogni sorta di losco affare. Questa “mafia”, sebbene operi con modalità tipicamente mafiose, non è affatto mafia: è delinquenza comune, solo un po’ più evoluta ed organizzata. Della vecchia mafia non ha più il requisito fondante: il codice d’onore a cui rigorosamente il mafioso vecchio stampo “doveva” attenersi. Per quanto folle possa sembrare ciò che sto per dire, la mafia era una società fondata sulle regole, per altro rigide e ferree. Era questo che la rendeva potente, forte, indistruttibile. Oggi quelle “regole” non ci sono più e il “codice d’onore” fa bella mostra di se nel museo del folclore, assieme alla coppola e alla lupara. Questa mafia-non-mafia è pericolosa più di prima proprio perché senza regole, senza codici da rispettare.
E poi c’è la seconda mafia. Quella che della vecchia ha ereditato non tanto lo “stile” quanto la sostanziale “essenza”. Ovvero controllare e gestire. O, se preferisci, quella che manifesta il suo “potere” non tanto nella potenza di fuoco quanto nella capacità di “controllare”.
E questa nuova mafia, caro Gaetano, non ha neppure bisogno di nascondersi sotto l’ombrello dell’omertà perché fino a quando si penserà alla mafia come ad macchina da guerra, come candelotti di dinamite che mandano per aria automobili col loro carico umano, come traffico di droga su larga scala, come esecuzioni sommarie effettuate da killer a bordo di una moto; fino a quando, pensando alla mafia, ci si limiterà a guardare la mano, nessuno si fermerà a riflettere su quello che è lo spirito della mafia: il controllo.
Guarda dove cammini se non vuoi inciampare, ma ricorda che il cielo è in alto.
Anche la mafia.
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Sono omertosa.

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