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Commenti a "In silenzio, ascolta! Geme il mondo senza..." di Roberta DiDio


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Vincenzo, hai scritto:
1 CREDERE NEL NULLA NON E' UNA FEDE.
  e' LASSISMO INTELLETTUALE. 
  oltre che pessimo insegnamento e tendenza all'abbandono di qualsiasi valore sia esso etico , ideale o di vita. 

Intendevo per fede una qualsiasi convinzione non supportata da alcun fondamento razionale: un credere, appunto; non la conclusione di un percorso razionale.
    Sul resto sono perfettamente d'accordo; ma non l'ho evidenziato se non molto lievemente appunto per la mia abitudine di fermarmi a ciò che mi dice la ragione, senza travalicare in ciò che mi dice il cuore, e senza esprimere valutazioni.
    Bene: sono contento che su questo punto la pensiamo allo stesso modo.
    Vai avanti.
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Tina, capisco ciò che dici.
     Tuttavia la critica letteraria è gran bella cosa, ma prima di essa viene la parola dell’autore.
     Io sto dicendo che l’opinione espressa da Leopardi nel testo da te riprodotto nel commento n.5 è
1) Razionalmente immotivata nella premessa, perché il credere che dopo la mo*rte vi sia il nulla è una fede equiparabile a quella di chi crede che vi sia un qualsiasi mondo ultraterreno;
2) Offe*nsiva nella prima conclusione, in quanto taccia addirittura di VILTA’ coloro che si affiderebbero alla “falsa speranza”, che come ho detto, in quanto fede, è perfettamente equiparabile alla sua fede nel nulla;
3) Falsa nella conclusione, perché in quella accusa di viltà non risiede amore, ma disprezzo del prossimo. Il che contraddice nei fatti una conclusione che, sotto questa luce, non può non apparire ipo*crita.
    Le parole di Leopardi da te citate nel commento n. 5, per questi motivi, non esprimono se non una grande dispe*razione, degna non di condivisione, ma solo di grande compa*ssione.
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postato da , il
Caro Vincenzo, vedo che vuoi lo sco*ntro e sco*ntro sia.
SEI TU l'uomo del NON-RISPETTO. Di questo, non vi è alcuno che non abbia fatto esperienza, in questo sito. Se vuoi, posso andare a fare ricerca delle infinite situazioni di questo tipo generate dal tuo comportamento a dir poco arrogante, perché talora anche maleducato.
Il tuo non- rispetto si basa, oltretutto, su affermazioni del tutto gratuite, su un parlare di tipo sapienziale (alla Nietsche) di cui non fornisci MAI alcuna motivazione, se non la pretesa superiorità del tuo ideale di ultrauomo.
Io, viceversa, rispetto fin troppo le altrui opinioni, sino ad esemplificare sin nei minimi dettagli le mie, tentando di motivarle in ogni modo possibile.
     La sintesi che mi chiedi, con l'imprecisione e nebulosità che ne deriverebbe, andrebbe invece a tutto vantaggio delle tue opinioni...  : )))
    NON L'AVRAI MAI.
    Tu mi attacchi A LIVELLO PERSONALE, mentre non accenni neanche ad una delle argomentazioni che ho addotto, per un semplice motivo: NON HAI ARGOMENTAZIONI CONTRARIE, Vincenzo. Questa è stata la prima volta che io ho parlato della MIA fede, mentre ho serenamente subìto per mesi la tua e quella altrui, tentando di ragionare e di farvi ragionare.
     Tuttavia, non ho mai parlato (come te) ex cathedra; e anche a proposito di Leopardi, io sto parlando di RAGIONE, non di fede. E sto dicendo che il ricorso all'amore, fraternità eccetera è esigenza del tutto razionale, non fideistica. Ma di questo FAI FINTA di non accorgerti.
      VIVE NELLE TENEBRE CHI NON SA.
  MA IN TENEBRE ANCORA PIU' FITTE ,CHI OSTENTA IL SUO SAPERE.
      Bene.
      Questa frase si adatta alla perfezione purtroppo a te, che nulla sai e affermi IMMOTIVATAMENTE un sapere di natura profetico-sapienziale sulle orme del tuo Nietsche.
      Io VI leggo, Vincenzo. Tanto VI leggo, che ogni volta cito punto per punto ciò che dite, e confuto parola per parola ciò che va a mio avviso confutato, NEL TENTATIVO DI INDURVI A UN SERIO TENTATIVO DI RICERCA.
      Conclusione: non tentar di sfuggire anche tu. Vieni al sodo, e dimmi come e perché in Leopardi l'amore, la fratellanza e la solidarietà possano essere figlie del NULLA, anziché dell'Umanità, indipendentemente da qualsiasi posizione fideistica (perché anche il credere nel nulla è una fede).
       Da ultimo, se non avessi rispetto per te e per tutti voi non dedicherei a voi tanta parte del mio tempo.
       Credo che questo sia sotto gli occhi di tutti.
       Ultima osservazione: Se leggi il Protagora o il Gorgia, osserverai che ti dibatti tra le mie mani come tra le mani di Socrate si dibattevano i sofisti.
        Abbi l'onestà intellettuale di ammetterlo.
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Pino: Mi hai schiacciato Leopardi...
Il Mio 3° Dio
Vogliamo perlare del suo pessimismo???

Il pessimismo di Giacomo Leopardi
non costituisce un vero e proprio sistema filosofico,
sebbene nasca da una continua e coerente meditazione del poeta.
C'è un periodo in cui Leopardi tace come poeta
portando alle ultime conseguenze il suo pessimismo,
lo sistema in un ordine che gli sembra definitivo.
L'infelicità umana non è frutto di situazioni particolari
e non nasce neppure da particolari situazioni storiche,
dal prevalere della ragione sulla fantasia
per effetto dell'avanzare della civiltà,
dalla nascita della società che, con le sue necessarie regole,
limita la libertà e la spontaneità individuale.
L'infelicità è invece una legge di natura,
alla quale nessun essere può sottrarsi.
L'uomo cerca la sua felicità ma la natura
non ha come fine la felicità degli individui:
essa tende solamente alla propria conservazione.
La vita non è che un più o meno lento morire,
un'inutile miseria. Da queste premesse deriva il tedio,
la grande malattia spirituale dei romantici di cui Leopardi
è il rappresentante italiano più alto:
cioè il senso che fare o non fare, sperare o disperare
sono ugualmente inutili e vani.

E Aggingo:
La natura è una sfera infinita
il cui centro è ovunque
e la circonferenza in nessun luogo.


Meditate Gente...Meditate...!
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postato da , il
Quanto a Roberta, se ho ben capito, qualcosa mi dice che la pensa più o meno come me; anche se probabilmente in maniera meno... sanguigna.  : )))

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