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Commenti a La cruna dell'ago di Marco Bartiromo


7
postato da , il
Pino hai ragione nell'evidenziare che è
"quasi miracoloso che questo componimento, di non ordinaria bellezza sia riuscito a giungere in finale"
ritengo non  hai dimenticato
la bellissima poesia di Luciana Prisciandaro
che
mi piace ricordare come
"una mummia di piume sfonda i muri"
6
postato da , il
Finalmente, seguendo a tentoni le orme di amici, riesco a dare un nome ed un volto all'autore di questa bella poesia.
   Ove tu, Marco, già non lo avessi visto, trascrivo qui di seguito il commento da me stilato già tempo fa, sotto il post "regolamento del concorso". E' stato il voto più alto che io abbia dato (alla vincitrice avevo dato 6,5). Mi auguro che la giuria qualificata fornisca ampia motivazione di una scelta che, al momento, non posso condividere.
    Da parte mia i più vivi complimenti: questo scritto è stato una delle poche luci presenti in finale.

LA CRUNA DELL'AGO
Bella, suggestiva e molto delicata (anche se ottimistica e di zuccheroso sapore ottocentesco, che appare non del tutto spontaneo e sentito), questa immagine dell’amore inteso come un lavoro di tessitura iniziato da lei, sulle prime subìto da lui senza gran convinzione come cosa epidermica, usuale, destinata ad ingiallire ed esser portata via dal vento d’autunno, poi, nell’approfondirsi del rapporto, accettato e proseguito in maniera consapevole e determinata, “cambiando il filo delle emozioni” con l’uso di pazienza, calma e ragione, sino alla fine della matassa, là dove lui scopre, a tela compiuta, un’anima indissolubilmente unita alla sua.
     Gli unici rilievi che mi sento di muovere, a parte quanto detto circa il sapore oleografico dell’immagine, attengono ad una qualche ingenuità formale: trattandosi di frase in tutta evidenza composta di vari periodi, non si vede il perché dell’assenza del punto alla fine degli stessi e del contemporaneo persistere delle virgole e delle maiuscole. L’avrei preferita  senza punteggiatura e tutte maiuscole in inizio dei versi , o con punteggiatura completa.
     La struttura metrica in endecasillabi e dodecasillabi si sposa bene all’immagine arcaica della donna al telaio. Forse però sarebbe stato meglio disporre con una qualche simmetria, nei diciannove versi, i  sei di dodici sillabe, che risultano viceversa distribuiti a caso, apparentemente in maniera inconsapevole: l’insieme sarebbe risultato più musicale.
     Ritengo comunque quasi miracoloso che questo componimento, di non ordinaria bellezza ma anche di non immediata comprensibilità, sia riuscito a giungere in finale in una situazione in cui il numero rilevante delle opere proposte al voto popolare, e l’avvilente pochezza della maggior parte di esse, inducevano spesso ad una lettura sommaria (giacché di molte era pressoché impossibile arrivare sino alla fine).
VOTO : 8
5
postato da , il
Anche per me.
la rivoto
4
postato da Trishtil, il
Condivido in pieno il parere di Barbara e Silvana, tra quelle finaliste era la poesia che ho gradito di più, e una delle due poesie che ho votato!
3
postato da , il
Leggere i vostri commenti mi premia maggiormente, grazie a tutti...

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