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Commenti a "La morte di una persona, dovrebbe essere come..." di Micael Guerriero


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Miriam, mi sono trovato pochi giorni fa a dover prendere questa decisione per il mio cagnolino.  Quando il veterinario mi ha detto: "Non ci sono speranze, per loro per fortuna si può fare", ci ho sofferto molto, ci soffro ancora molto... ma ho preferito soffrire io anziché vedere soffrire lui. Non c'è da obiettare che fosse "solo" un cane. Vedi, io ho grande rispetto per gli animali "superiori", li ritengo miei simili... anzi, ti dirò, in tante situazioni il mio cane era molto migliore di me...
Ciascuno, a mio avviso, in queste circostanze deve poter decidere liberamente. Imporre l'una o l'altra scelta è in*civile.
Per quanto riguarda gli esseri umani miei cari, ciò che ho potuto fare, rispettando una loro precisa volontà, è stato dialogare con i medici, capire, ed evitare "terapie" inutili. La situazione sfugge di mano quando si varca la soglia degli ospedali. Prima, si può ancora avere il dono di m0rire nel proprio letto, di m0rte naturale. Ho avuto la fortuna che si trattava di persone intorno ai 90 anni, per le quali accanirsi sarebbe stato solo uno stra*zio e nulla di più.
Personalmente, ho avuto un s0spetto infarto (poi rivelatosi in effetti tale, e molto grave) 3 anni fa. Ero solo, ho valutato in brevi attimi la situazione, e ho corso il rischio- ospedale. L'ho preso in tempo, è andata bene. Ma sono sempre stato cosciente di come sarebbe potuta andare diversamente.
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Ti ringrazio, Vincenzo, dell'apprezzamento, ma vorrei fare una precisazione a beneficio di qualche baciapile che potrebbe già stare iniziando a stracciarsi le vesti.
Perché desidero stracciargliele del tutto.  :)))
Ho parlato di "princìpi etici del tutto opinabili", e mi spiego.
La collettività ha il diritto (e anche il dovere) di regolare i rapporti sociali in modo tale che nessuno arrechi nocumento all'altro o agli altri. Al di là di questa ipotesi, però, ciascuno deve essere assolutamente libero di credere a ciò che crede e di fare ciò che gli pare.
Personalmente sono, in assoluto, contro il suicidio. Ma con due limiti: il primo, che mi ritengo in ogni momento libero di mutare opinione; il secondo, che ritengo tutti gli altri liberi di avere un'opinione diversa. Io potrò tentare di convincerli, ma MAI agire per imporre loro alcunché. Idem per ciò che riguarda il c.d. "omicidio del consenziente" in ipotesi di volontà espressa antecedentemente ad una condizione vegetativa irreversibile. Io non lo farei. Ma rispetto l'opinione altrui, e ritengo INCIVILE che gruppi di OPINIONE (cristiani, musulmani, atei o quel che si voglia) ardiscano imporre agli altri le loro visuali, che proprio per questo motivo si rivelano estremamente parziali ed eticamente immature, anzi pericolose. Roba insomma da non assecondare, ma contro cui strenuamente lottare.
Conclusione: un credo religioso deve andare assolutamente esente da OGNI forma di potere e da ogni imposizione, e tendere al dialogo, al confronto e al libero convincimento. Ove viceversa si tenda ad imporre le proprie visuali tramite lo strumento legislativo (o, peggio, come avveniva per il passato, con il potere temporale, la tortura e l'assassinio), appare del tutto evidente che non di credo si tratta, ma di una delle tante forme di aggregazione sociale a fini di potere, per le quali la definizione "religioso" è un insulto e un vero e proprio crimine contro l'umanità.
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chi sta a canto che spera che abbi una possibilità, e chi sta sul letto spera nel aiuto della medicina, ma mai ad arrendersi, chi lo sa???
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Sai Giuseppe, quando si affronta questo argomento di solito se ne parla come se dovesse riguardare solo gli altri, come se fosse un problema che mai e poi mai dovesse entrare a sconquassarci l'esistenza.
E allora ci si divide, come nel nostro piccolo dibattito in "contrari e favorevoli" al diritto all'eutanasIa considerando l'aspetto etico, religioso e quant'altro...poi però, come un fulmine a ciel sereno, arriva il giorno che "quel" terrIbile problema ce l'hai lì, proprio sotto i tuoi occhi e sei proprio tu  a dover vedere che quella persona a te cara si trova in quello stato pietoso...e non credi ai tuoi occhi, pensi che quello che stai vivendo è solo un incubo...ma purtroppo non è un incubo...
e ripensi a tutte quelle volte che ti diceva: "se mai un giorno dovessi trovarmi in certe condizioni sappiate che io NON voglio vivere"...(chi di noi non lo ha mai pensato?)...ma tu non puoi fare niente...niente...se non vederlo ridotto in uno stato pietoso...e ti verrebbe voglia di spaccare tutto...
Io non lo so come si possa trovare la forza di sperare in queste condizioni Klara...perdonami cara....ma sperare i che?
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A mio avviso ciascuno deve essere lasciato libero delle sue decisioni. E' incivile che qualsiasi persona sia normalmente libera di decidere se suicidarsi o meno, ma venga privata di questa libertà (che non lede la sfera del diritto altrui) ove si trovi in condizioni fisiche che la rendano impossibilitata a porre in essere autonomamente l'atto.. La decisione se praticare o meno l'eutanasia dovrebbe essere lasciata alla libera coscienza di chi la pratica, e il consenso dell'interessato dovrebbe del tutto escludere la punibilità dell'atto.
Viviamo purtroppo ancora in una condizione sociale di tipo semi-scimmiesco, in cui la collettività, invocando princìpi etici del tutto opinabili, non rispetta come dovrebbe (per fondamentale principio etico) la sfera della libertà individuale. E questo non vale solo per l'eutanasia.

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