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Commenti a "Dio esiste! È, perciò, colpa grave offendere..." di Salvatore Grieco


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Ci sono alcune cose che vorrei dire a proposito di questa discussione (ormai datata a 4 mesi or sono, ma - ritengo - ancora attuale).
   Dunque: qui c'è un amico, Salvatore, il quale ha asserito che Dio esiste, e che dunque è colpa grave offendere il proprio compagno di lavoro mentre prega, poiché il suo Altissimo è lo stesso nostro Creatore; dimostrando con ciò un duplice ottimismo, sia nell’affermare l’esistenza di Dio, sia nel ritenere che vi sia un solo Creatore per tutte le religioni.
   Segue poi un malinteso tra gli amici Vincenzo e Salvatore, di cui ritengo di poter attribuire la colpa, in buona sostanza, a Tertulliano. Ma comunque non voglio entrare nella questione, ormai datata e chiusa.
   Mi interessa piuttosto un’altra osservazione. Ad un certo punto, nel prosieguo, ol mio carissimo amicoVincenzo (perché carissimo mi è) asserisce: “combatto la mia ideale battaglia per la rivincita e la proliferazione di : sua maestà LA RAGIONE UMANA”, e l’amico Gaetano, attento testimone della discussione, evidenzia: “mi sembra il solito vecchio irrisolto incontro di chi da una parte parla di razionalità e chi dall'altra risponde con la fede, che è di per se irrazionale poichè prescinde dalla ragione”. Come dire: non vi capite perché l’uno parla di fede (Salvatore) l’altro di ragione (Vincenzo). Perfetto. Oltretutto, un modo elegante di risolvere la disfida su un onorevole zero a zero evidenziando la diversità dei percorsi su cui corrono i contendenti.
    Ora (14 Maggio 2011) io però mi chiedo: sono giorni e giorni che io prego Vincenzo di espormi quali siano, RAZIONALMENTE, le ragioni del suo porre lo Zarathustra  di Nietsche a fondamento delle proprie convinzioni, e lui mi sfugge sul piano dell’astrazione, dell’illuminazione e della profezia.
    E allora: se la convinzione è irrazionale, QUANTO MENO il Dio di  Salvatore valeva quanto lo Zarathustra di Nietsche, e dunque questo Zarathustra non ha reso un buon servigio di obiettività a Vincenzo nel criticare Salvatore appellandosi a una ragione che per sua natura  il detto Zarathustra rifiuta (tutto intento a sputar sentenze a vanvera); se invece quella convinzione è razionale, ebbene, Vincenzo, mostrami finalmente la razionalità di Zaratustra. Un po’ come chiesero ad un certo puntp i discepoli a Gesù Cristo: “maestro, (aggiungo io: “ce simmo ‘mbrugliate ‘e cervelle”), mostraci il Padre, e ci basta”. (NOTA: Gesù rispose: “chi ha visto me, ha visto il Padre”; ma la risposta era, evidentemente, irrazionale). Ogni risposta analoga, cioè irrazionale, darà a Salvatore la vittoria, quanto meno ai punti, perché senza dubbio, mi pare, affermare “Dio esiste” parrebbe più logico che asserire “Zarathustra è la verità”.
    Con il consenso di Salvatore, attendo dunque una risposta ai miei interrogativi. La presenza dell’amico Gaetano sarebbe naturalmente un grande piacere.
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(Guarda guarda... 17.12.2010... mumble... la discussione mi pare sia stata sospesa ad un punto  morto...frattanto do' un bel 10 a Salvatore, la cui bella frase è appena a 6,20... e poi... mmm...)
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Gaetano,
perdonami, ma nonostante gli sforzi compiuti, non ho capito il giusto significato del tuo commento in merito alla risposta da me data al signor Vincenzo Cataldo.
Ci deve essere di certo un malinteso. Sostengo di avergli fornito il giusto consiglio dal momento che lo stesso signor Vincenzo, in altri suoi interventi successivi a questo, pur non rispondendomi direttamente ha radicalmente modificato il senso di talune sue riflessioni.
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Gaetano... rispetto è questo quello che manca. Commentare, discutere, confrontarsi su opinioni o modi di vedere le cose ma sempre nel rispetto dell'altro.
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non trovo che il fatto di pensare che Dio non esista, come legittimamente fa Vincenzo Cataldo determini una sua guerra interiore.
mi sembra il solito vecchio irrisolto incontro di chi da una parte parla di razionalità e chi dall'altra risponde con la fede, che è di per se irrazionale poichè prescinde dalla ragione.
non ci si incontrare. Però ci si può rispettare senza sentirsi superiori.

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