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Commenti a Frase ID 116671


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Kant conclude la sua Critica della ragion pratica con le parole che seguono: "Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza".
     Io sono perfettamente d'accordo con questo SENTIRE. La legge morale non è legge dello Stato, ma è ancora più legge della legge dello Stato. Il vizio degli ordinamenti giuridici moderni risale al tecnicismo giuridico del Kelsen, che (sinora) ha bloccato, in filosofia del diritto, la ricerca su posizioni meramente formalistiche. Ma anche questa moda finirà.
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Quanto poi alle opinioni, ritengo che la disponibilità a mutarle (e anche a sostenerle con onestà e senza partiti presi) sia la premessa indispensabile di ogni ricerca e di ogni dialogo con gli altri.
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I valori sono scelte coscienti che una persona mette alla base dei suoi atti.
Derivano in parte da quelli dei genitori (società in cui viviamo inclusa) ma poi in una CEE ita normale vengono discussi a ria dettati o cambiati.
Le opinioni non hanno tale base culturale e di vita nel mio lessico almeno.
Poi, lieve Ron omonime to' senile, ripeto spesso che se la mi mamma fosse stata in India io sarei probabilmente un ex indú o circa.
Avendo dubbi sul fatto che esista qualcosa oltre il Big Ben vedo con molto favore Manitú.
I suoi valori sono simili a miei. Facciamo i sofisti e ne discutiamo per pagine? Non mi interessa, cosa é un valore é intrinseco in ognuno di noi.
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A proposito dei valori, non sono d'accordo con l'opinabilità degli stessi. Questa opinabilità viene prima accennata da Gaetano ("qualsiasi essi siano"), poi ribadita dal Cataldo (chi stabilisce il valore dei valori?)
    In diritto, è nota la distinzione tra diritto naturale e diritto positivo. Il diritto positivo è il ius in civitate positum, cioè quello che risulta dalle fonti normative che esistono in ogni ordinamento (leggi, regolamenti, ecc.); il diritto naturale, a monte, è un complesso di regole generalissime poste alla base della convivenza sociale, "quod natura omnia animalia docuit" (ciò che la natura insegnò a tutti gli animali, uomo compreso). Orbene in effetti, se parliamo di regole della convivenza sociale, anche il diritto naturale diviene qualcosa di opinabile. Esistono le più diverse varietà di usi e costumi. Esistono società tribali in cui il miglior luogo di sepoltura dei cari estinti viene ritenuto lo stomaco dei loro parenti...
     Tuttavia, alla stessa maniera in cui l'uomo è progredito scientificamente, E' INDISPENSABILE che si sforzi di progredire anche moralmente, o sarà la fine. DEVONO esistere, Vincenzo, valori non opinabili. L'onestà; il non ledere i diritti dell'altro; il riconoscere a ciascuno ciò che gli spetta (honeste vivere, alterum non laedere, suum cuique tribùere), sono valori essenziali in ogni società. VALORI SOCIALI, DICO.
     Poi ci sono valori individuali. E anche su questi esistono parametri precisi per decidere cosa valga di più o di meno. Ne accenno solo uno: NON FARE AD ALTRI CIO' CHE NON VORRESTI FOSSE FATTO A TE. Vedi Vincenzo, secondo me è questo principio fondamentale uno dei punti su cui io e il tuo Nietszche non potremo mai andare d'accordo. Ma non voglio trascinare il discorso sulle filosofie, e il mio accenno si ferma qui.
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MI INCHINO ALLA TUA SAGGEZZA GIOSC

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