Le migliori frasi umoristiche di Giuseppe Esposito

Autore,scrittore,esperto e critico d'arte, nato domenica 23 maggio 1943 a napoli (Italia)
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Scritta da: Giuseppe Esposito
A Napoli il conducente di una carrozzella turistica tipica Gennaro Quagliarulo carica davanti al porto, una coppia di tipici turisti americani, lui col grosso sigaro camicia fiorata, panama in testa e ciarliero, lei cappello bianco per ripararsi dal sole e occhialoni scuri, foulard multicolore. Entrambi molto attenti alle bellezze architettoniche di Napoli.
Passando davanti al Maschio Angioino, il turista chiede a Gennaro "cosa essere questo?" Il cocchiere gli spiega cos'è l'antico maniero e l'americano curioso dice "quanto tempo impiegato per costruirlo?" Gennaro gli spiega che ci sono voluti moltissimi anni e il turista risponde "troppo, noi in America fare più grande e in poco tempo". Continuando la scarrozzata passano davanti al Palazzo Reale di piazza Plebiscito e l'americano chiede cos'è, al che Gennaro spiega di cosa si tratta e il turista dice "quanto tempo per costruire Palazzo Reale?" Il vetturino gli ripete che sono stati impiegati molti anni per la sua realizzazione "sharap" risponde l'americano "da noi negli States fare stessa costruzione in un anno!" Insomma ogni volta che passavano davanti ad un edificio storico, il turista continuava a ripetere che in America quello visto sarebbe stato costruito in pochissimo tempo.
Gennaro, stufo di sentirsi ripetere il solito ritornello ricorre alla sua arguzia filosofica napoletana e quando arrivano davanti a Castel dell'Ovo in zona Santa Lucia e il turista ripete la domanda "quanto tempo voluto per costruirlo?" "Guardi, onestamente non lo so sono passato ieri sera e non c'era nulla qui, quindi si vede che l'hanno costruito stanotte!"
Giuseppe Esposito
Composta venerdì 27 maggio 2011
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    Scritta da: Giuseppe Esposito
    Il Conte Bernasconi Sforza Rizzoli munifico rappresentante della nobiltà lombarda, ricorrendo il compleanno della moglie Sig. Ra Matilde Aldrovandi di Montefeltro, incarica il proprio l'autista personale Pasquale di preparare la limousine al fine di accompagnarlo in via Montenapoleone di Milano, onde acquistare un degno regalo alla consorte che in passato gliene aveva fatto cenno di gradimento, cioè una pelliccia di cincillà.

    Infatti Pasquale Caputo, autista di origini napoletane, rigorosamente in livrea, ottempera a quanto ordinato dal suo datore di lavoro, tirata fuori dal garage la Isotta Fraschini, fa accomodare il Conte dietro e si dirige verso la meta predetta, cioè la via Montenapoleone di Milano sede della prestigiosa pellicceria Visconti.

    Dopo circa una mezz'ora, il Conte ritorna in compagnia di un commesso della pellicceria che recava in braccio un vistoso pacco confezionato con una splendida carta dorata recanti le insegne del negozio, contenente una favolosa pelliccia di cincillà, come gli riferisce confidenzialmente il gentiluomo che aveva la massima fiducia di Pasquale e lo metteva spesso al corrente delle sue iniziative personali nei confronti della moglie di cui era sempre innamorato.

    Pertanto la scatola con pelliccia viene appoggiata sul sedile posteriore della limousine e Pasquale con il Conte riprendono la strada di ritorno presso l'avita dimora, per fare la sorpresa alla gentildonna consegnandogli l'inatteso ma sospirato regalo della pelliccia in questione, del valore di 50 milioni, come gli aveva sussurrato con complicità, il Conte.

    Egli, nell'uscire dalla villa al mattino, aveva detto alla moglie che si sarebbe portato fuori Milano con Pasquale per badare ai propri affari con alcuni imprenditori e quindi avrebbe pranzato fuori casa. Lei, salutandolo con affetto, gli aveva risposto che avrebbe atteso il suo ritorno annoiandosi con le sue amiche giocando a canasta dopo aver dato disposizioni alla servitù circa l'andamento della casa. Quindi libera da impegni, intimamente pensava ai suoi affari personali, mai immaginando che il marito sarebbe ritornato li a poco, con la sorpresa.

    Pertanto durante il ritorno, Pasquale, visibilmente lieto del nobile e signorile gesto del Conte di cui aveva una smisurata stima, il quale lo aveva messo a parte del suo regalo per la consorte, pregustava già di vedere la gioia della marchesa nel ricevere il prestigioso regalo del marito rallegrandosi con il Conte per la magnifica idea che aveva avuto.

    Quindi tutto lieto di essere latore di cotanto regalo, Pasquale che portava fieramente in braccio il pacco con la pelliccia di cincillà, varcò la soglia di villa Bernasconi insieme al Conte, per dare alla Signora Marchesa il meraviglioso dono offertogli dal marito di cui non voleva assolutamente perdersi l'attimo fuggente.

    Entrambi vagarono per tutta la casa, il Conte chiamando la moglie per nome, ma non rispondeva nessuno. Ma lui era sicuro che la consorte era in casa come gli aveva riferito anche la cuoca, ma non rispondeva da nessun locale della casa né dal boudoir, né dalla biblioteca, né dalla cucina ove la cuoca gli riferisce di averla da poco vista, ma sembrava essere sparita! Al ché gli sorge un dubbio! Magari era tornata a letto per un malore? Ogni tanto aveva un calo di pressione!

    Insieme a Pasquale si recarono in camera da letto per verificarne la presenza. Infatti era lì! Ma sorpresa delle sorprese era a letto con un altro uomo! La Marchesa aveva l'amante! Pasquale esterrefatto, lasciò cadere la pelliccia a terra. Il Conte dopo un attimo di smarrimento, resosi conto della situazione, cercò di riaversi e riprendere la sua abituale imperturbabilità e così proferì:"non ti prendo a schiaffi perché sono una persona molto seria, donna fredifraga e messalina, ti credevo Cornelia madre dei gracchi e invece non sei che una semplice Tiziana popolana! L'ultima parola che vorrei dirti non riesco, perché mi strozza! "Poi rivolgendosi a Pasquale gli disse" Raccogli la pelliccia e portala a tua moglie che sicuramente è più onesta della mia ".

    Figuriamoci il povero Pasquale, che era completamente stralunato dall'evento, ma al colmo della felicità, si precipita a casa con la favolosa pelliccia appena regalatagli per la moglie dal Conte e per dargli la buona novella. Ma anch'egli gira per casa in cerca della moglie:

    - Concettina, Concettina dove sei? -

    Anche sua moglie non risponde, allora la cerca in camera da letto, spalanca la porta e trova pure lui la moglie a letto con l'amante! Situazione Kafkiana! Perfettamente analoga a quella del suo padrone vista poco prima.

    Allora si ricompone, e volendo imitare il Conte che in maniera signorile aveva liquidato la questione, con poche parole,
    che cerca di reinterpretare, sbottando così:

    " non ti piglio a cavici int'ò mazzo pecché song nà persona seria, donna fetosa che non vai mezzalira, ti credevo donna carmela quella che vende i "tracchi" e invece non sei che una semplice "trezzaiola", e l'ultima parola che ti vorrei dire...
    mi rimane in gola, "stronza! -
    Giuseppe Esposito
    Composta domenica 24 dicembre 1989
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