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    “Tu hai un buon Karma!”
    mi disse una commessa del negozio dei Tarocchi
    che in casa aveva un gatto con gli occhi di colori differenti e lo chiamava:‘Bowie’,
    di origine persiana come i tappeti sui quali Sherazade raccontava storie come fili di tappeti
    per volare via da Baghdad.
    Mercato immobiliare in espansione per uno come me, in cerca di attenzione.
    Così lasciai la sua casa e i suoi incensi purificatori
    perché mi stancai subito del mondo visto da fuori,
    visto dai libri, visto dal cine, visto dalla TV.
    Dal vero nonostante tutto l’amavo di più,
    col puzzo e col profumo, la nascita e la decomposizione.
    Lanciai un altro dado per saltare ad un’altra posizione
    Nel gioco del mondo che non si vince mai...
    Chi vuol restare fuori resti fuori,
    e alzino le mani i giocatori!
    Al confine tra il Pakistan e gli Stati Uniti c’è un chiosco che vende documenti usati.
    Ne comprai uno di un vecchio sultano morto affogato
    nella cioccolata dell’uovo di Pasqua
    sciolto per il caldo
    del deserto e delle cluster bomb.
    Ci misi la mia foto e venni accolto ad un ricevimento alla casa bianca.
    Lì riconobbi una mia vecchia fiamma che era diventata segretaria di un ministro.
    Lei non mi riconobbe con il turbante e con il visto.
    La notte, a letto,mi disse
    che le ricordavo qualcuno che aveva conosciuto nel passato:
    “pazzesco com’è strana la vita!” mi disse
    “mi ricordi l’unica persona di cui sono stata innamorata e che ormai è scomparsa per sempre svanita”...
    Andando a visitare una mostra di un pittore
    che dipingeva quadri con il suo sangue e con la sua saliva,
    entrai per caso in un salone di un altro pittore
    che, invece, dipingeva col sudore e una tigre viva,
    usando la sua coda come pennello e il mondo come unico modello.
    Ci feci conoscenza e mi spiegò che non aveva mai studiato arte,
    però comunicava con le bestie più feroci e sfidava la morte ad ogni pennellata.
    Mi regalò un suo quadro che regalai ad una mia fidanzata che
    Non riuscivo ad addomesticare.
    E adesso lei dipinge usando i suoi capelli
    Come pennello e la mia vecchia faccia
    da soggetto da reinterpretare.
    Mentre io sono andato ormai lontano,
    mi trovo già in un’altra situazione e lancio
    questi dadi e avanzo di qualche posizione...
    Messico. Distretto Federale di 26 milioni di abitanti
    In cerca di un tesoro. La mappa è scritta in codice
    sugli scalini di Teotihuacán,
    ma un incantesimo cancella il suo ricordo
    nel momento in cui si scende e si ritorna in centro.
    Eppure son sicuro che qualcosa
    Mi è rimasto dentro.
    Che quando prendo l’auto ultimamente,
    guardando il mondo dal retrovisore
    io vedo la mia vita che va via
    e non mi fa paura,
    anzi mi mette addosso un nuovo senso d’avventura,
    avere un’altra faccia sulla nuca ha reso più complesso
    fare manovra.
    Però non son più solo e son contento,
    da zero a dieci vale sempre cento,
    tra pace e vento
    scelgo sempre vento.
    Scommetto sul futuro in espansione
    E butto il dado e cambio posizione
    Cercavo il Regno dei Cieli sulla Terra
    e mi son arruolato nella legione straniera
    per fare finta di avere un passato da dimenticare:
    così sono finito a procurare le donne ai calciatori
    in fuga dai ritiri, in cambio di ammirare
    i loro tiri da vicino,
    per imparare l’arte della precisione
    unita alla velocità e alla strategia,
    tutto condito con la fantasia
    che quella cosa che non si può imparare
    però si può riuscire a risvegliare così
    a forza di guardare il pallone,
    presi una decisione
    e salii sul primo treno per il primo posto
    che iniziasse con la A.
    E piantai le mie tende in Algeria dove conobbi
    Un’altra religione che ti imponeva un sacco di rinunce
    tranne di rinunciare alla paura,
    che quella più ce n’era meglio era,
    ma grazie a Dio presto si fece sera
    e mi infilai nel letto di un’eretica
    che mi scaldò con il rogo dei suoi fianchi
    e continuava a dirmi: “Già mi manchi!”
    perchè sapeva che me ne sarei andato l’indomani
    perché più che una scelta è vocazione
    a spingermi a lanciare un altro dado
    per avanzare di qualche posizione
    Al bar c’era Giovanni l’ottimista
    Si presentò e mi regalò il suo libro
    Che regalai a mio padre
    Nel giorno della Prima comunione
    Dicendogli di leggerlo come se fosse scritto
    In una lingua sconosciuta
    Dove ogni lettera significa sempre vita,
    in cambio mi regalò un cappello da Pinocchio
    che io indossai ad una festa ad un’ambasciata
    dove incontrai la madre dei miei 7 figli
    ognuno nato in un continente differente
    che si riunivano soltanto in occasione
    di qualche guerra o di un’inondazione,
    oppure per comporre la canzone che si erano impegnati a registrare,
    ma che ogni giorno continua a cambiare
    e che nessuno riesce mai
    ad imparare per intero
    che si ritrova immerso dentro ad un coro
    dentro una sinfonia
    senza spartito,
    che esprime un senso di infinito
    ma con un ritmo più che sensuale,
    più che sensuale,
    che fa venire voglia di giocare,
    All’inizio era il caos,
    dal caos presero forma i nostri denti fatti
    apposta per mordere mele,
    le nostre braccia per tessere vele,
    e infine gli occhi per guardare l’orizzonte,
    non accontentarsi di pensare
    che quello che non si vede non esiste
    che quello che non c’è non c’è mai stato,
    di conseguenza neanche ci sarà
    e questo non è vero.
    Il nostro gioco non finisce,
    per questo lo stupore
    è un demone che ti rapisce
    finché ci sta qualcuno che si affida all’intuizione
    e getta un dado e avanza di un’altra posizione

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