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    Credo sia giunto il momento di parlarvi del presente.
    Per i filosofi il presente non esiste, si sa. E forse hanno ragioneperché sicuramente c’è il passato e c’è il futuro. E il presente sarebbe fatto da un po’ di passato e da un po’ di futuro. Fatto sta che quandouno dice: "Ora"… è già dopo, o prima! Chiaro! Mica tanto, insomma.
    Volevo dire ‘prima’ si stava male, ‘ora’ siamo messi mali.
    Alcuni degli amici più cari sono un po’ scoppiati, altri siillanguidiscono in sane ginnastiche corporali. In Parlamento c’è n’èuno, tutti gli altri sono in galera!
    E allora? Non c’è più l’interlocutore? No signori. Dimenticavo i piùgeniali, siamo qui, noi, i migliori. Intendo dire tutti coloro che sonoriusciti a togliersi di dosso la pesantezza di qualcosa che ingombra per dedicarsi allo smitizzante.
    Sì, perché di fronte all’idiozia dei vecchi moralisti preferisco vederel’uomo di cultura che si fa fotografare nudo su un divano a fiori. Ehsì, per questa sua capacità di saper vivere il gioco. Sto parlandoinsomma di quelli veramente colti che con sottile ironia hannoriscoperto l’effimero.
    Ecco che cos’è il presente: l’effimero. E devo dire che per della gentecome noi che non crede più a niente è perfetto.
    Basta lamentarsi! La cosa più intelligente da fare è quella di giocared’astuzia con i segnali del tempo.
    Ma attenzione, eh. Perché tra l’avere la sensazione che il mondo sia una cosa poco seria e il muovercisi dentro perfettamente a proprio agioesiste la stessa differenza che c’è tra l’avere il senso del comico eessere ridicoli.

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