Scritto da: Angela MORI

Ronzanti frementi


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Accordi di chitarra lontani arrivavano come pioggia d'improvviso che s'imbatteva e rischiarava ricordi che la mente teneva offuscati. Memorie di un amore di qualche primavera addietro, che pene aveva portato in quello stesso luogo, in quello stesso periodo. Lamenti lenti s'incrociavano al trascorso, rendendolo di nuovo odierno e il corpo schiavo di essi, iniziava a tremare di sconnesso turbamento. Mille domande inutili alle risposte inservibili senza spazio senza ragione senza pretese restavano lì, intrappolate in quei concetti, scortati da quelle note. Avrei voluto prendere la vita a morsi fino a fare male perché essa mordeva e pretendeva che io facessi lo stesso. Sì, sadicamente repressa in me stessa la mia vita, mi rincorreva, mi balza avanti o a volte pareva fermarsi ad un attimo dei mi desideri, dei miei traguardi. Mi chiedevo, dopo un fallimento, come potesse essere così cinica da non accorgersi che soffrivo come poteva portarmi alla mente ancora reminiscenze di ciò che volevo e non potevo avere. Innamorarla di me avrei voluto, così che se capitasse che non riuscivo, mi fosse stata tanto amante e devota da farmi dimenticare e confortarmi. Volevo insegnarle a starmi accanto o dentro e non uscire per non combinare inconvenienti. Quante volte ... [segue »]

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