Ho scoperto che scrivendo, si muore un po' di meno. Pensieri, immagini, paure: l'inchiostro scorre fluido qualunque sia l'argomento in questione, e la carta sempre l'accoglierà. Ad ogni respiro, la morte è inevitabile. Fuori fa freddo, si congela. Il freddo penetra nelle ossa e ti ricorda di esser vivo. Ma saranno proprio loro, solo loro, quelle or tremanti ossa, lo scarto della vita che fosti. Gelo, ghiaccio, tornado, quiete, ansia, timore, pioggia, acqua, primavera, rosa, d'autunno la foglia cadente: ciò che sei. Freddi, bianchi, morti ed insensati, i resti dell'anima che svanirà. Eppure, una informe goccia di liquido nero posatasi malamente su quella ruvida e bianca tela, testimonierà di te la vita. E testimonierà di te l'essenza, se ad essa seguiranno simili scarabocchi, minuti tratti neri che la pressione della tua mano viva imprimerà. A levarsi leggere da quel così modesto movimento, saran parole di una tale rilevanza, qualsiasi esse siano e qualsiasi scossa interiore scaturiscano, che finiranno indiscutibilmente col diventare inscindibili da ogni più insignificante particella di te. Motivo per cui quei freddi, bianchi, morti ed insensati resti dell'anima tua che svanirà, ne resteranno in ogni modo toccati, e il battito del cuore tuo, arrestandosi, tutto potrà tranne che cancellare questa verità. Scrivendo, io credo, si muore un po' di meno.

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