Scritto da: Giuseppe Freda
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Che cos'è la verità?
Alla domanda che Pilato rivolse a Gesù Cristo, si potrebbe oggi rispondere con la verità scientifica.
Ma la verità scientifica non è verità. Basterebbe pensare all'universo subatomico, in cui l'intervento dell'osservatore fa sì che di una particella non si possano determinare velocità e posizione insieme; alla luce, che per alcuni versi risponde alla teoria corpuscolare, per altri a quella ondulatoria; ma ancor prima al fatto che il metodo sperimentale, su cui tutta la nostra scienza è basata (studio e descrizione del fenomeno-formulazione del modello interpretativo - verifica della capacità predittiva del modello stesso) non conduce a certezze, ma solo a modelli che funzionano finché funzionano e negli ambiti in cui funzionano. Ne sia prova la teoria di gravitazione relativistica, di fronte alla quale l'"attrazione" gravitazionale di Newton appare, senza mezzi termini, falsa. L'attrazione gravitazionale non esiste. E così non esiste neanche la verità scientifica, se non come faticoso ed infinito percorso di avvicinamento; ricerca della verità, non verità.
La domanda di Pilato, dunque, rimane.
Per evitare di scivolare nelle sfere iperboree dell'astrazione, e tentare di rimanere (più o meno) in ambito scientifico, si potrebbe allora rispondere che la verità consiste appunto in questo procedimento all'infinito, in questa ... [segue »]

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    "Chiunque è dalla parte della verità, ascolta la mia voce" -
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    ^___^
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    Ti ringrazio, Dario. Come "sviolinata" di rimando, devo dire che sei un cercatore di verità privo di idee preconcette; altri viceversa, appena si rendono conto che nella mia pentola bolle qualcosa che potrebbe ipoteticamente mettere in discussione le loro convinzioni, preferiscono fuggire. Ciò mi genera inizialmente un certo senso di frustrazione, che però poi supero sempre a pié pari.
        Un'altra cosa volevo dire: spesso vengo tacciato di scrivere molto, troppo. Ma devo dire a mia discolpa di affrontare argomenti che meriterebbero trattazione ben più vasta... e di trattarli sempre in modo da esprimere il pensiero chiaramente, e non con motti ambivalenti (o plurivalenti) buoni solo a far fumo ed a nascondere l'assenza di arrosto...  : )))
         Da ultimo: da tempo mi sono accorto che sei l'opposto del ruffiano... Anzi ti dirò: sei forse, per la facilità al motto tagliente, ben più temibile di me e dello stesso Vincenzo... Quindi il complimento da parte tua mi giunge estremamente gradito.   : ))))
         Una similarità però c'è: ed è nella umiltà della vera ricerca. La ricerca, cioè, che non presume di conoscere, e che continua a cercare senza mai ritenere di aver tutto trovato. Se non fossi stato su questa sintonia, non mi avresti capito; e ti saresti sforzato in ogni modo, semmai anche con un lazzo o un frizzo, di svilire le mie argomentazioni-
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    E' da tempo che vedo questa come l'unica soluzione razionale del problema.
    Bada che non si tratta di filosofia (anche la filosofia non raggiunge la verità concettuale se non soggettivamente) ma di un procedimento razionale di tipo logico-matematico, sulla base di un unico presupposto indimostrabile: che non si voglia permanere nell'oscurantismo barbaro delle miriadi di verità soggettive, assiomi, dèi, eccetera.
    In quanto razionalità, è un fatto, e non c'è da crederci, sarebbe come chiedere: credi tu che 2+2=4. o che i pianeti si muovano su orbite ellittiche intorno al Sole?...
    Non c'entra Einstein in particolare, ma un'altra necessità di cui la scienza moderna solo ora, con l'avvento dll'informatica, comincia a rendersi conto: la necessità di un approccio interdisciplinare ai problemi, insieme alla necessità di semplificare il più possibile.
    Se tu vedi, in questo breve ragionamento rientrano nozioni scientifiche, storiche, filosofiche, religiose: se noi vogliamo giungere a risolvere i problemi più seri, c'è bisogno di una super scienza, che prenda da ciascuna branca specialistica non solo scientifica, ma anche filosofica e umanistica, IL SUCCO della ricerca e della scoperta, e metta, tutto insieme, a disposizione del pensiero. In altro commento (non so più dove) riferivo questo procedimento a qualcosa di molto analogo al gioco delle perle di vetro di Hesse.
    Viceversa, abbiamo finora assistito ad assoluta incomunicabilità, anche solo e semplicemente terminologico, ad es. tra scienza e filosofia, o tra scienza e fede, o tra filosofia e fede, e via discorrendo.
    In questo senso, certo, c'entra anche Einstein; ma solo come una delle tante voci del concerto.
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    Ti spiego sinteticamente.
    Tutto il mio dire si svolge sul piano ESCLUSIVAMENTE RAZIONALE, e il ragionamento è questo:
    - L'impossibilità da parte della scienza di raggiungere la verità rende impossibile enunciare una verità che non sia meramente soggettiva, cioè indimostrabile, cioè assiomatica.
    - L'unica alternativa RAZIONALE all'arbitrio della soggettività indimostrabile è ricondurre il concetto di verità, anziché al concetto (inattingibile), al procedimento (all'infinito) di ricerca del concetto di verità (concetto matematico di procedimento al limite);
    - In questo modo, la verità si sposta dal piano dei concetti al piano dell'azione, perché la ricerca è appunto azione;
    - su quest'ultimo piano, il metro di giudizio è il GIUDIZIO Di VALORE;
    - dunque la verità può essere definita azione che vale, cioè amore, e amore non inerte, ma amore in azione.
    O si dimostra un vizio logico in questo ragionamento, o bisogna accettarne la conclusione.

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