Scritta da: Natale Currò

L'ultimo crepuscolo

Sotto un lembo di cielo spogliato
gocce di luna e di colore
scivolano leggere come perle di mercurio,
la vergogna sopravvive nel sipario delle abitudini
là dove il tramonto d'un bagliore moribondo
incupisce senza vaghezza la strada del tormento.
Sentire la vertigine che inganna gli anni,
aprire cascate di luce nel ghiacciaio dell'universo,
capire gli uomini, per distrarsi dalla solitudine
popolata dal silenzio dei ricordi,
amare senza misura con la fame dell'anima
che fa vacillare il cielo mentre la fine è lì,
invisibile, simile a cuscinetti di aliti infedeli.
L'ultimo crepuscolo s'innalza a consacrare
le agonie solenni annunciate,
per sprofondare nella palude della tristezza;
il regno delle rovine perpetua la voglia di vivere
per ritagliare istanti nel velluto del tempo.
La giovinezza non ha illusioni
quando la natura inganna,
la vecchiaia, invece, torna su come una nausea
a presagire nella breve trasparente eternità
la fine di un giorno che sa di crudo sarmento.

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    Scritta da: Natale Currò
    Ha partecipato al concorso
    Come un granello di Sabbia

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