Scritta da: moratrick

L'emigrante

In una notte assai piovosa, un po' deserta e silenziosa,
È salpato l'emigrante, ha lasciato la sua sposa,
Approdando a lidi ambiti, forse in cerca di speranze,
e pensando spesso a come, arredar le nuove stanze.

Giunto che era in quel del nuovo sitio,
pensava "ho scelto io", c'è ancor libero arbitrio,
ma quando si scontrò col silenzio e il vuoto attorno,
si struggeva ardentemente, pensando al talamo e al ritorno.

I giorni passavano, dopo il travaglio lente eran le ore,
la nebbia e amari suoni gli scendevano nel cuore,
finché un giorno pose fine ai suoi pianti e ai suoi lamenti,
e decise di smussare gli ormai duri sentimenti.

Nuovo giorno, nuova vita, si diceva: "lì è finita! ",
ma viaggiava con la mente, l'emigrante a sé non mente...
lui sapeva che il suo viaggio sì sarebbe continuato,
col fagotto di emozioni ed esperienze accumulato.

Nuovi amori all'orizzonte, gli imperlavano la fronte,
sguardi intensi occhi lucenti, caldi abbracci e baci ardenti,
or diceva: "forse resto... non son più sì triste e mesto",
Che passione! Amore... amare, l'emigrante giù dal mare.

Sempre notte, un po' nebbiosa, ma di miele profumata,
è approdato l'emigrante, la sua casa l'ha trovata,
la speranza l'ha premiato, gli tra gli alberi è contento,
quindi brucia il suo fagotto e al fin si adagia a un sonno lento.

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