Margherita (a una lontana e bellissima "primavera")

Margherita
Schegge di mine esplose pressi in una sfera:
ci vedi chi legge libri e chi li stupra.
Nei parchi antichi, tra colonne d'atenei
nessuno ti mutilava sino in fondo.
Chè se parlava di un corrisposto amore,
tu, di ogni fiore, eri la più bella;
ma se quel petalo dava fine ai sogni,
solo una stella nell'ultima tua notte
ti dava il suo conforto e poi morivi.
Malata in cartocci colorati male
servi per chi non gliene frega
di dèmoni di angeli o che altro.
Così, Margherita, dici dei tuoi vangeli
di storie presunte inventate o vere,
quando ti resto accanto tanto a lambirti il seno.
Storie di chi per lei sognò la tua canzone:
un giro di sole con chi non puoi incontrare
e spiagge e antri senza mandorli d'aprile.
Ma tu sei solamente Margherita,
dolce e possente, fragile e puttana
che nel vigore di quella stanza rossa
spargi il tuo seme
anelando zigoti di speranza.

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    Riferimento:
    Una poesia che nasce per omaggiare il fiore che è la primavera per antonomasia e, nel contempo, una cara amica svanita chissà dove.

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