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Scritta da: Roberto Di Nardo
La trascinarono via, come si fa con le scarpe rotte
da buttare senza buste di plastica a contenerne il vissuto,
la presero con la forza di un inganno incompreso,
la videro come si vede il male,
Affascinante e letale.

Nehelia era un nome da purificare, come gli oltraggi che le appartenevano,
come il parlare a voce alta della propria identità,
esistenza.

Ribelle in un mondo dove lo stesso concetto di rivolta era morto,
distorto, avvelenato dalla peste e dall'imbroglio.

Nehelia doveva stare zitta!

Tacere ad ogni sacrosanta verità sputatagli in faccia,
mortificarsi per esistere resistere insistere ancora nel non capire,
o peggio,
nel comprendere appieno quanto ci credesse, in se stessa.

Blasfema, provocante, incurantemente
Bella!

Uomini che per lei ardevano di passione dimenticando Dio,
disposti al ridicolo, pretendenti rifiutati per capriccio, o peggio,
per scelta.
Nehelia osava questo e di più, rivendicava diritti.

Nemmeno le puttane ardivano a tanto, consce del loro meschino retaggio,
del loro malaffare, e della loro complicità da quattro monete di piacere.
Lei non negava il suo amore, no,
lei lo esaltava, ne faceva arma da opporre all'evidenza.

Martire?
Persino questo aveva insinuato nel pensiero lascivo di desiderosi il peccato,
quanto poco credibili difensori di diritto.

Mi chiesero se avessi visto il marchio del diavolo su di lei...
Quale miserrima eventualità di discolpa,
vederla vittima, come lo sono coloro che subiscono il supplizio del maligno per volere di dio.

Lei era non un mezzo,
lei era come il traghettatore,
di anime verso la sua vergognosa femminilità!

Lei amava farsi amare,
peggio di Lucifero, peggio di Satana,
non amava affatto Dio.
Non ne era gelosa,
osava persino dire ce ne fosse uno vero, diverso dal nostro.

Diverso per misericordia e a difesa dei perseguitati.

Il nostro Dio che ha sacrificato se stesso per la salvezza, la speranza,
la redenzione,
lei lo giudicava indegno!

Nehelia doveva morire!

E morì di una morte atroce, che supplicò invano il perdono, la comprensione,
la redenzione (ironia del destino).
Chiese persino i sacramenti, ammise ogni colpa, anche quelle tenute nascoste e mai rivelate,
quelle di un'anima corrotta
dentro ogni attimo di respiro.

Non servì a nulla il suo lamento, non stavolta,
seppur tanti vidi piangere la sua sofferenza.

Nessuno armò se stesso di coraggio però,
nessuno sacrificò davvero per lei quanto a parole elargivano con grande superbia.
Stettero nelle loro colpevoli lacrime.

E infine, quando spensi la sua vita prima che urlasse un'ultima parola,
Potei finalmente dire quanto di più forte abbia mai sentito in me,
in silenzio, io,
unico a rispettare quella indegnità,
sconfitta.

Per amore di Dio, Giustizia è fatta.

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