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Cammina cammina, striscia striscia, giaci giaci

Questa è la casa delle cento pareti,
delle feste vissute
con le donne che uscivano dalle torte,
e ballavano sui tavoli,
e noi tutti intorno.
Qui
è dove ti ho vista ballare,
sbucata da una torta
portata lì per festeggiare qualcuno
o qualcosa.
E ridevi
e sorridevi,
hai ballato fino al mattino.
Unico rimasto
ti ho vista stanca,
lasciarti andare su un divano,
il viso col trucco squagliato,
gli occhi cerchiati,
la poca voce rimasta
usata solo per lamentarti del mal di piedi
del mal di tutto.
Da donna a un'altra donna.
E già ti immaginavo
non dentro ad una torta
ma dentro una cucina,
donna di casa
dal festoso passato
(per gli altri).
Questa è la casa dei tanti corridoi
dove ti portavo per mano,
via da quel tuo mondo.
Ed è la casa dei cento specchi
dove ho visto te e me
metterci in posa
come davanti a cento fotografi,
per un matrimonio
un viaggio di nozze,
i battesimi,
le tante ricorrenze.
No,
in questi corridoi
ci sono gli specchi
dove ho visto i miei volti
dei giorni di rabbia
o mi sono visto appena
dopo le notti in bianco
con la ragazza della notte prima,
quella dell'unica notte.
Questa è la casa dove cammino al buio,
perché gli specchi non mi possano vedere
e giudicare.
Questa è la casa delle cento porte,
tutte chiuse
con me dentro
senza poter uscire.
Questa è la casa dei giorni peggiori
di tutti i giorni.
Composta lunedì 2 settembre 2013

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