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Scritta da: margherita1

Si nome donna

Sono una donna
ma mai vissi da donna.
Ho sulla pelle tutti i tatuaggi
di lacrime e dolore,
li nascondo per vergogna
di colpe che non ho.
Generoso fu il mio cuore,
molte, tante, troppe volte
di questo chiedo perdono,
di essermi persa nei meandri
di questa malattia che non era mia,
eppure a testa china con le mani
abbracciate al capo,
vagavo gli occhi verso mondi immaginari
per fuggire alla vista della vita vera.
Sembrava bastare per continuare a vivere,
ma la vita è più forte e nella lotta vinse.
A mani nude con unghie spezzate
scalo il muro per guardare cosa c'è aldilà
per sapere se è vero che esiste la felicità.
Voglio sentirmi un fiore che sgomita
per uscire dal fango
spandere profumo nell'aria
mentre abbraccio la nuova vita.
Composta sabato 4 maggio 2013

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    Scritta da: margherita1
    Riferimento:
    Dedicato a tutte le donne che vivono nell'isolamento e nella violenza. Aiutiamole!

    Commenti

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    12
    postato da , il
    Sistematicamente, al lato della pagina compare una pubblicità, al momento
    è il turno della Galbani. Ciò è tollerabile 10, 20,30 volte , ma a lungo andare
    l'istinto è di prendere il computer e lanciarlo contro il muro. Ma tu non la senti??? E' da crisi isterica!!!
    11
    postato da , il
    Ora Franca, se non è chiederti troppo,
    rivelami l'arcano del - Galbanino nello spiedino -
    Non l'ho capita o forse sì...?!
    No! Veramente non riesco ad immaginare
    il Galbanino nello spiedino!
    :))

    Uffaaa... fa caldo!!!
    10
    postato da , il
    Mai ho pensato di collocare la donna in una posizione privilegiata. Per me conta solo l'individuo chiunque esso sia, se un uomo subisce ingiustizie è vittima tanto e come una donna. L'errore del femminismo purtroppo è stato quello di emulare tutte le negatività maschili ricalcandone forza e predominio.
    L'essere umano è al centro dell'universo aldilà di qualunque considerazione,
    pari dignità, diritti e rispetto per la persona. Come vedi siamo in perfetta sintonia.
    9
    postato da , il
    Cara Franca, per Par Condicio,
    parliamo anche della violenza che ogni anno
    50mila uomini italiani, subiscono
    per mano di mogli o compagne, soprattutto
    in fase pre o post separazione
    e quando ci sono di mezzo i figli.
    ~ ~ ~
    Come risulta da un'indagine condotta dall'associazione, monitorando circa 27mila uomini-padri, separati o separandi che si sono rivolti allo sportello di ascolto Gesef, "il fenomeno della vi0lenza sugli uomini è tutt'altro che marginale", anche se "gli episodi di lieve e media gravità - emerge dalla ricerca - non vengono percepiti dai soggetti come reat0: pertanto non vengono mai denunciati, e solo raramente rivelati ad amici o familiari. Soprattutto perchè fra gli uomini prevale un sentimento di vergogna e umiliazione, nonché il dubbio di non essere creduti".
    Per questo solo il 5% degli episodi di maggiore gravità viene denunciato alla autorità pubblica, in particolare nella fase di crisi della coppia o dopo la separazione. Denunce spesso ritirate per arginare la conflittualità della controparte o che finiscono nel calderone del giudizio di separazione. Fra gli episodi di maltrattamenti fisici riferiti dagli uomini, si va dagli spintoni e strattonamenti (subiti dal 93% degli uomini durante la convivenza e dal 34% dopo la separazione), a schiaffi, pugni e calci (subiti dal 56% durante la convivenza e dal 23% post separazione), fino al tentativo di s0ff0camento, usti0ne, avv*elenament0, lesi0ne ai genitali o investimento con l'auto (subiti dal 20% degli uomini) o alle ferite con corpo contundente, c0ltell0 o forbici che hanno richiesto l'intervento sanitario (15%).
    Ma la violenza psicologica - secondo il presidente del Gesef - è la più "pesante" da sopportare per gli uomini. Una vi0lenza che, durante la convivenza "viene percepita dalla maggior parte dei soggetti - emerge dallo studio - come lesiva della dignità personale e del ruolo familiare. Mentre dopo la separazione, la vi0lenza subita è identificata principalmente come stato di perenne tensione vendi*cativa/dis*truttiva, ovvero uno strumento per corrodere la propria relazione con i figli". E anche "il 'm0bbing giudiziario' diventa una strategia di 'b0mbardamento per procura'. In questi casi, gli uomini arrivano spesso a sviluppare stati di profonda ang0scia, arrivando a non aprire più la cassetta della posta o a non rispondere al campanello nel timore di vedersi recapitare ulteriori ingiunzioni". Fra le vi0lenze psicologiche, al primo posto figurano 'le azioni o minacce di azioni finalizzate a togliere i figli' riferite da ben l'89% degli uomini-padri, dopo la separazione. La stessa percentuale denuncia diffamazioni, ingiurie, umiliazioni e offese; seguite (con l'87%) da critiche e denigrazione sistematica sulle capacità genitoriali e l'educazione dei figli. Ma non mancano episodi di stal*king, sia durante la convivenza (23%) che dopo la separazione (42%), e min*acce di sui*cidi0 o di far male ai figli.
    E ancora: vi0lenza sessuale, un fenomeno fra i più sconosciuti alle cronache, ma che riguarda "tutti quei processi o episodi che producono effetti devastanti sulla personalità e nell’ambito psic0-fisico dell’uomo vittima, equiparabili e talora superiori a quelli dello stupr0 subito dalla donna", spiega la ricerca. Si va dal rifiuto sistematico e prolungato del rapporto ses*suale da parte della donna, riferito dal 68% degli uomini, ai casi in cui le donne denunciano strumentalmente di aver subito m0lestia o vi0lenza o denunciano abusi ses*suali sui figli (con percentuali del 33%). Infine: la vi0lenza economica. Durante la convivenza, in oltre 1/3 dei casi si verifica una resistenza della partner lavoratrice retribuita alla condivisione delle spese per la casa e il mantenimento dei figli, che incidono perlopiù sul reddito del soggetto vittima. Percentuale che dopo la separazione aumenta al 79%. Fra gli altri comportamenti: la sottrazione di fondi bancari cointestati (denunciata nel 60% dei casi durante la convivenza) o di beni e oggetti di comune proprietà (67%), fino al ri*catt0 economico, ovvero la possibilità di frequentare i figli in cambio di una somma più consistente di denaro per il loro mantenimento.

    Ciao
    8
    postato da , il
    Carissima Agatina, non sono mai abbastanza le parole spese per difendere qualunque buona causa. La condizione femminile oggi nonostante tante conquiste sta emergendo nei suoi lati più oscuri.Sta uscendo fuori dalle mura domestiche in tutta la sua brutalità, ma per fortuna ora non si nasconde più
    sotto il materasso la 'vergogna' di essere maltrattate da chi dovrebbe amarci.
    Tutte diciamo che bisogna parlare , uscire allo scoperto e lottare ma sono parole che non trovano poi nei fatti alcun sostegno. Ormai sono tante le Associazioni che si occupano di aiutare le donne in difficoltà, ma poi alla fine siamo sempre noi a pagare in prima persona. Quanto coraggio e quante lacrime per difendere qualcosa che ci spetta per diritto naturale.
    Ma il fatto che le nostre voci escano dal coro, che tutte noi parlando troviamo quel filo che ci unisce solo per il fatto di essere donne, credo sia già un passo avanti e passo dopo passo arriveremo alla meta.
    Grazie per le tue belle parole e per aver legato con un altro nodo il nostro
    filo immaginario. Un abbraccio

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