Scritta da: Nelson

Ode al Dio meccanico che governa il mondo

Un Dio meccanico
governa questo mondo.
Lubrifica e distende
ingranaggi e vanità,
grazie, peccati di gola.
Imbottiglia passioni,
voli, tergicristalli
e volontà. Organi
d'acciaio consunto
suonano celestiali
filastrocche, roboanti
poesie d'elettrico vigore.
Macchine d'orrida fattura
camminano sulla terra,
come creature di carne,
come cristiani tumefatti
dalla pazienza ecclesiastica.
Margini d'umanità, margini
di sopravvivenza cerebrale.
La natura ormai allo stremo
richiama gli alberi, le acque,
le foglie cadute oltre i campi
d'eroi sepolti, di figli perduti.
Oltre la cortina di fumo denso,
sorge fausto il cantautore.
Quel suo becco ciondola,
brillante, tra le cromate venature
del sentiero artificiale,
della perversione umana,
dell'organo riproduttore
di questa terra bagnata.
Sudicia, come la donna lasciva,
i bagni del patronato,
l'idea del divino
della moderna istituzione.
Sorgono nuovi ideali,
nuove fantasie tra i pittori,
tra le armate di guerriglia.
Incalza, l'incessante ritmo
del popolo profano,
tra le rette vie dell'aldilà
oscuro, promosso, migliore.
Suonano le campane a festa,
abbondano le tavole, le favole,
le ragazzine desiderose
e ben vestite. Piangono
i millantatori, i preti,
le cornacchie
dagli occhi di ghiaccio.
Io rubo, dalle mie costole
sporgenti, altro fiato,
altra ira. Possano
le voraci credenze,
abbandonare il nido
dove ci nutriamo a stormo
come uccelli senz'ali.
Imboccati come teneri feti
aspettiamo con le fauci
dischiuse, il boccone ultimo
del nostro caro padrone,
del nostro meraviglioso
e superbo, capace, nobile
e generoso Dio meccanico.
Composta sabato 30 marzo 2013

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