Scritta da: Arlotto Criside

Bambino piange sulla collina e chiama il vento, che gli va a parlare

Riposa il vento sulle cime,
dischiude una carezza al soave
fanciullo che lacrime spende,
solo sulla pietra del colle.
Piange dalle prime stelle che
apparvero al tramonto sino
a quelle che hanno salutato
le grandi luci del mattino.
Lì cerca requie il bimbo, "Vento!"
dice la sua gola, dal pianto
rotta. "Via portasti il lamento
che soleva agitare la casa
negli ultimi giorni di vita.
Dove portarono le tue ampie ali
il suo respiro?" il bimbo
singhiozza. "In quale parte del
mondo hai nascosto la mia mamma?
Non mi arrabbierò con te
se tu all'orecchio mi sussurri
dove trovare la mia dolce mamma."
Le nuvole prendono nel cielo
consiglio, s'adunano fredde
sopra la collina, dove il figlio
piange la madre. Lì il sole
scompare. Riversano acqua
le nubi gonfie e scure, acqua
tintinnante sulla collina.
"Perdona" suona la voce del
Vento "l'acqua, ma le nuvole
mi seguono ovunque io vada,
e io da te son venuto,
dal momento che mi hai chiamato.
Mi chiedi di tua madre, vero?"
Il fanciullo annuisce con la testa.
"Ebbene: potremmo cercarla
ovunque; mai la troveremo."
Il bimbo, fradicio d'acqua
non sa fermare le lacrime,
massacrate ora dalla pioggia.
"Ella è già qui," dice il Vento,
accarezzando il dolce bimbo,
"sempre sarà qui, è al sicuro.
Tu sei al sicuro, nulla da temere.
Riposa adesso, riposa
sulla collina, piangi. Piangi.
Vedrai il cielo che bello sarà
quando me ne sarò partito,
quando le nuvole andranno.
Vedrai che bello, ripulito,
il cielo dopo un dolce pianto.
Composta lunedì 21 maggio 2018

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