Poesie di Simone Sabbatini

Research Fellow, nato martedì 11 agosto 1981 a Sinalunga (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Simone Sabbatini

Correzioni

Si aggiunge un'altra croce a questo nuovo cimitero:
non c'è d'aver paura, la mia morte
è vita nuova, aria pulita e buona
brezza sottile dall'odore libero
che spazza via discreta e quasi sempre inavvertita
nubicelle,
piccole fatiche.
Scansa la foglia dal vestito,
la sabbia dalle nocche che s'asciuga
come una lacrima lontana,
la rabbia scema dalle bocche.
Ti svegli presto e non ricordi più
chi aveva pianto.

Non l'ho ancora costruito, c'è bisogno d'un ossario.
Simone Sabbatini
Composta domenica 6 settembre 2009
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    Scritta da: Simone Sabbatini

    Benevole invasioni

    Sembra una notte giusta per ritornare a scrivere
    prima degli esami, la solita nostalgia
    (quali?)
    Ma vivo un altro tempo, ho in mente solo altre parole;
    che più non vedo un centro, un'attrazione,
    un chiodo fisso. Me.
    Anche stanotte passerà, portando via quest'astrazione
    dolce e preziosa,
    pesante e silenziosa.
    Le sarò grato.
    Simone Sabbatini
    Composta martedì 3 giugno 2008
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      Scritta da: Simone Sabbatini

      A chi

      Nella notte a primavera
      come neve vai scomparendo.
      E adesso che usciranno video libri e forse due canzoni
      - mai più il tuo nome come autore -
      lasciami pensare a due parole
      pure a me
      da fissare sulla carta.
      Tutti intorno a te e anche Sposini a mezzo giorno alla tv.
      Sei arrivato alla tua mèta, stai entrando con la Pace
      al traguardo del tuo Pellegrinaggio.
      Ci hai amati tutti e tanto. Tutti quanti, ognuno
      col proprio peccato.
      Hai scherzato coi tuoi mali che adesso ti schiacciano in un letto
      incosciente.
      Adesso, solo adesso: trasformando e mai spegnendo quel sorriso
      che era vita e gioventù, e lo sarà sempre.
      Un Papa deficiente
      non distrutto del tutto,
      adesso meno di sempre
      perché hai vinto: non possono farti più niente.
      Ma nell'attesa tutti si prega e tutti sentiamo dentro
      un'inquietudine di non saperlo fare, di non capire.
      Ma come faresti tu?
      Se potessi parlare...
      Ci diresti forse di pensare a tutti quelli
      che non stanno pregando
      che stanno gioendo – loro almeno non alla tv.
      Ci diresti di pensare
      a chi
      sta morendo solo
      a chi
      basterebbe una puntura
      un tozzo di pane duro
      una lacrima dolce
      un sorriso un bacio.
      A chi sta morendo fuori dai riflettori
      persone come te
      eppure conosciute a nessuno.
      Un esempio nei tuoi sorrisi
      nei tuoi dolori
      nelle lacrime dei tuoi fallimenti
      nella tua forza:
      che ha taciuto chi ti voleva morto già da alcuni anni
      - e forse anche me, troppa paura -
      che ti ha fatto superare le più dolorose angosce
      che anche adesso ti farà resistere
      nell'agonia
      durare fino all'ultimo
      goccio di quella vita che amavi tanto.
      Ciao amico
      mai conosciuto davvero.
      Simone Sabbatini
      Composta sabato 2 aprile 2005
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        Scritta da: Simone Sabbatini

        Mali nel tempo

        Non sono le parole che ci rendono razzisti
        si può essere sinceri senza dire una bugia?
        Non i numeri a far troppi mali guai e insicurezze
        si può essere codardi senza un poco di coraggio?
        Non si può cullare sogni senza prima rinunciarvi,
        non si può desiderare e non sentirsi deficienti.
        È possibile sfuggire ai paragoni, ai pregiudizi
        su noi stessi? Sentirsi o no coglioni
        senza dire parolacce? Aprire gli occhi
        finalmente, e pur finendo abbacinati,
        capire dove abita il problema? Nella luce?
        Nella mente? O sta dopo, solo nei troppi
        attimi che veloci si rincorrono, e noi fermi
        incapaci di seguirne il divenire, un po' incantati,
        noi impauriti di vedere.
        Simone Sabbatini
        Composta venerdì 28 luglio 2006
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          Scritta da: Simone Sabbatini

          Forza splendida

          Ancor non finisce il suo corso la goccia
          che già da una nube traspare una luce:
          colpisce un germoglio bagnato di pioggia,
          scompare veloce ma resta una traccia.
          Si macchia d'azzurro la coltre grigiastra,
          si scuce e ricuce, si squarcia ed è persa:
          la terra si scalda di raggi distratti,
          a ondate ritornano a destra, a sinistra.
          Quel cielo abbuiato di nuvole nere
          non è che un maestoso ricordo di gioia
          portato da un vento frizzante e leggero.
          E adesso una nuova allegria si respira!
          Simone Sabbatini
          Composta martedì 29 febbraio 2000
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