Poesie di Simone Sabbatini

Research Fellow, nato martedì 11 agosto 1981 a Sinalunga (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Simone Sabbatini

Volare giù

Nelle notti a luna vuota
il vento gela il fondo delle vie del cuore.
Mi trasformo: la mia preda
solletica l'istinto fino al non ritorno,
ed è lì che si divide, e fa il mio nome:
"Marionetta!" sussurra forte "è l'ora, Marionetta!"
E sento il nylon tirarmi tra i vestiti
braccia, testa, piedi ed ogni muscolo del corpo,
ma tirarmi storto, dietro la luce e verso il fuoco.
"Burattinaio ubriaco!" le rispondo. Ma più non riesco:
non c'è terra sotto i piedi, e questa luna
è vuota pure di parole. Non so
se giù si arriva al mare, e quale.
Il mio cadere è a forma di spirale, la mia voce
gira gira, intreccia lettere e parole,
taglia i fili ma non posso che girare.
La noia, il mare, il vuoto: mi vien da vomitare.
Il buio. La voglia di arrivare
mi fa sentire il fondo – o è un'impressione?
Il sangue cade e si raggruma.
Simone Sabbatini
Composta mercoledì 18 luglio 2007
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    Scritta da: Simone Sabbatini

    Sai dire il mio nome?

    Credevo ci fosse almeno un po' di sole
    - sembrava quasi a volte vederlo apparire
    dove la nebbia si arrende, diradandosi un po' -.
    E invece di colpo ho sentito un tuo no,
    e non una luce a darmene avviso.
    Da allora mi sembra la nebbia la sola costante
    quando non piove, né grandina o nevica,
    non sempre tuonando. Ma spesso sto fuori e nemmeno mi bagno,
    più spesso ho paura e mi barrico dentro.
    Simone Sabbatini
    Composta mercoledì 21 settembre 2005
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      Scritta da: Simone Sabbatini

      Freddo

      Non chiamare la neve:
      la risposta
      pallido silenzio che ti avvolge
      e
      non sentiresti
      che i tuoi dubbi
      le crisi
      le mute grida sotto un sole che non scalda
      la salda morsa che ti serra alla vita la vita
      ma non ti uccide,
      le risa dei fantasmi mascherati
      attimi tremendi rubati alla tua mente
      chiasso assordante.
      Non chiamarla. Semplicemente aspettala
      e poi amala, bramala,
      sentitela scendere dentro la schiena
      come un brivido vivo
      come un attimo eterno,
      un viaggio intestino via dall'inferno.
      Ma non chiamarla
      o
      sentiresti soltanto
      freddo.
      Simone Sabbatini
      Composta giovedì 19 novembre 2009
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