Poesie di Simone Sabbatini

Research Fellow, nato martedì 11 agosto 1981 a Sinalunga (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Simone Sabbatini

Turista dell'anima estiva

Nasce un sentimento:
nuovo o troppo vecchio,
c'è sempre più paura
che grida alla ragione
per una spiegazione.
A volte c'è finzione
o immaginazione.
Ma è quando la risposta è
Non c'è razionalità,
che allora che si fa?
Che allora questi vuoti,
questi buchi
Memoria...
Coscienza...
Storia...
E allora c'è questo temporale
(per me meravigliosa compagnia),
che dentro piango e rido
e il cielo piange e ride
lacrime portate dal vento
sotto questo fazzoletto di stelle
assediate, abbagliate dal sole
fulmineo,
d'un lampo ch'è sera e mattino,
d'un tuono, d'un sogno vicino
turista dell'anima estiva.
Simone Sabbatini
Composta venerdì 20 luglio 2001
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    Scritta da: Simone Sabbatini

    Turista dell'anima estiva

    Nasce un sentimento:
    nuovo o troppo vecchio,
    c'è sempre più paura
    che grida alla ragione
    per una spiegazione.
    A volte c'è finzione
    o immaginazione.
    Ma è quando la risposta è
    Non c'è razionalità,
    che allora che si fa?
    Che allora questi vuoti,
    questi buchi
    Memoria...
    Coscienza...
    Storia...
    E allora c'è questo temporale
    (per me meravigliosa compagnia),
    che dentro piango e rido
    e il cielo piange e ride
    lacrime portate dal vento
    sotto questo fazzoletto di stelle
    assediate, abbagliate dal sole
    fulmineo,
    d'un lampo ch'è sera e mattino,
    d'un tuono, d'un sogno vicino
    turista dell'anima estiva.
    Simone Sabbatini
    Composta venerdì 20 luglio 2001
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      Scritta da: Simone Sabbatini

      Binari

      Su questo treno l'amore viaggia dentro i nostri cuori,
      ce lo teniamo stretto un po' per vergogna un po' per coraggio,
      ce lo teniamo stretto per non farlo uscire fuori.
      Sarà solo un errore o la rinuncia
      che quotidianamente lasciamo sui binari?
      Qui è sempre primavera: anche se nevica,
      se fuori fa bufera, e l'acqua scivola,
      se il cielo è grigio gelo, e il vento mormora
      a bruni eroi tenaci ch'è quasi giunta l'ora,
      dei bruni eroi perdenti già porta via le prime
      che bruni eroi pendenti li lascia nella brina.
      Qualunque vista veda attraverso il finestrino,
      l'amore non s'accorge, o se ne frega; vuole Maggio,
      e Maggio fa. Perché si sa, l'amore è cieco.
      Che sia per cattiveria o forse solo per natura,
      il nostro un po' ci marcia, e s'approfitta;
      ma come biasimarlo, la nostra presa è stretta,
      e a volte pare morto. Ma fa finta
      per noi, che il dubbio non fa grandi, ma spaventa,
      e codardi lo lasciamo nel suo buio. E non si sente.
      È il rimorso che ci prende, quella colpa
      che cammina a passi lunghi nei vagoni, gli occhi seri;
      o più semplicemente ci sentiamo troppo soli,
      vuoti a rendere buttati là, ad inquinarci. E lui non torna
      se lo chiami, aspetta invece che dormiamo
      per riprenderci e donarci finalmente un po' di sole.
      Ma sempre meno lacrime ormai bagnano i sedili,
      perché siamo abituati: non si ferma alle stazioni,
      e seduti oppure in piedi tutto accade nei calzoni,
      qui nessuno scende o sale, e se sale o scende è uguale.
      Senza fine il nostro viaggio, senza mèta i nostri sogni,
      si continua a andare avanti per inerzia, certi solo che bisogna.
      Speranzosi, questo è vero, forse un giorno di cambiare,
      ma pur troppo coraggiosi, troppo fieri,
      e troppo incerti di sbagliare.
      Simone Sabbatini
      Composta venerdì 24 giugno 2005
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