Poesie di Simone Sabbatini

Research Fellow, nato martedì 11 agosto 1981 a Sinalunga (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Simone Sabbatini

Spengo la tv?

Telecomando e sempre le comanderò
Queste aritmie impulsive sempre le nasconderò
Perché si può cambiar canale, sempre si può.
Telecomando e le raccomanderò
Queste pulsioni logiche sempre le controllerò
Basta premere un bottone che io poi le cambierò.
Telecomando me le ricorderò
Che se non le controllo verso il muro guarderò
Che se sbaglio canale troppo peggio non sarò.
Telecomando e sempre temerò
Che non me le nascondo, mio Dio più non lo so
La pila sta finendo il tasto fa e due volte no.
Telecomando e sempre tremerò
Il passo è un po' più falso, dov'è che inciamperò
Già il dito è indolenzito forse non ci riuscirò.
Telecomando e forse sembrerò
Forse più umano senza cuore diverrò
Non ce la fo? Forse meglio forse lo saprò.
Telecomando come finirò
Questo mio cuore non è mio, non lo conosco, aspetto chi lo capirò
Già il tasto scivola, mille pezzi io ne avrò.
Telecomando che me le comandò
Dall'incertezza fermo fu lui, mi risvegliò
Rimasi sbalordito, la cassetta si fermò.
Rimasi sbalordito, la cassetta si fermò
Rimasi sbalordito, la cassetta si fermò
Rimasi sbalordito, la cassetta si fermò
Rimasi sbalordito, la cassetta si fermò
Rimasi sbalordito, la cassetta si fermò
Io!
Rimasi sbalordito, la cassetta si fermò
Rimasi sbalordito, la cassetta si fermò
Rimasi sbalordito, la cassetta si fermò
Ero io!
Rimasi sbalordito, la cassetta si fermò
Sono io!
Rimasi sbalordito, la
Esiste ancora io!
Io sempre esisterò.
Simone Sabbatini
Composta venerdì 6 dicembre 2002
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    Scritta da: Simone Sabbatini

    Osservato

    Sbuca lo stronzo dal fondo del cesso
    guardingo mi scruta dall'acqua, indefesso,
    rimango perplesso. Nemmeno una scossa ne turba la posa:
    continua a studiare ogni singola mossa
    – apertura, flessione, estrazione –
    anche quando lo stagno in cui è immerso
    s'increspa, e ingiallendo si scalda
    – flessione, richiamo, chiusura. –
    Non ho il coraggio di guardare quando tiro la catena
    – avrà osservato anche il sollievo sul mio volto? –
    Ormai ho l'impressione di annegare una creatura:
    spengo la luce, appoggio la mano e mi volto.
    Ma il dubbio poi resta, se ineluttabile è il destino:
    forse s'è aggrappato, forse è ancora vivo
    temo e spero, sorrido e rimpiango
    piango e mi consolo: di suoi figli è pieno il mondo.
    Simone Sabbatini
    Composta sabato 17 luglio 2010
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      Scritta da: Simone Sabbatini

      Micromondi visibili e non

      Il vento sconquassa le fronde piovose
      che tuonano l'aria d'acute frustate;
      la nebbia confonde la nuda natura
      che suona la sera di freddi rumori.
      La terra bagnata si copre di foglie
      che cadono l'acqua sull'acqua caduta;
      il freddo pungente diventa già ghiaccio
      che trema la gente su strade gelanti.
      Il buio si veste di bianca magia:
      la coltre uniforma i colori del mondo.
      Cristalli incantevoli ingannano il tempo:
      colpiscono i sensi, l'immaginazione,
      producono strane reazioni nel cuore,
      nell'anima candide nuove emozioni.
      E allora ignoriamo quel mondo nascosto,
      la vita protetta dal morbido velo;
      quel piccolo mondo sommerso e isolato,
      la vita minuscola immersa nel bianco.
      Simone Sabbatini
      Composta lunedì 22 novembre 1999
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        Scritta da: Simone Sabbatini

        Percezioni

        Il mondo sobbalza ad ogni battito di cuore
        come fosse un terremoto in un barattolo di sale.
        E raggiunge l'equilibrio sopra un filo di rugiada
        tra un collasso artificiale e un'esplosione di natura.
        Che stare in bilico è un'arte stabile, il gioco sporco
        della vita che si batte, della storia che diviene.
        Sparisce il mondo ad ogni battito di ciglia
        su questo letto che in altri moti mi somiglia.
        Simone Sabbatini
        Composta giovedì 26 gennaio 2006
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          Scritta da: Simone Sabbatini

          Che cosa ancora?

          Non potevano bastare quelle lacrime bloccate
          dalla vergogna amara del non sentire niente;
          non bastava certamente quell'angoscia e quel dolore
          per i quali cerchi un alibi e ne trovi poi un milione,
          ed altre mille false scuse da non credere più a nulla.
          Non può bastar davvero questo senso di impotenza
          questo vuoto che t'aiuta neanche prendere coscienza
          dell'attaccamento al male, la ricerca d'un malore
          un buon motivo per morire tra la rabbia e il non-sudore.
          Ci voleva senza dubbio questo tumido torpore,
          questo tiepido calore, questo torbido rumore
          di treno che rinforza e adesso svelto fila
          sul mare dei giorni d'oggi senza sale né onde,
          senza iceberg o punte profonde
          profuse tra l'amarezza dolce d'una stupida poesiola
          e la valanga triste della neve in questa scuola.
          Simone Sabbatini
          Composta venerdì 24 giugno 2005
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