Poesie di Paolo Tacconi

Facchino, nato domenica 20 agosto 1972 a Bologna (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Tap72

L'anatra e la lavagna

A un'anatra una lavagna le venne regalata
per l'anniversario del dì che fu nata.
Il gessetto prese ansiosa di disegnare,
ma a lungo restò a pensare.
Non sapeva da dove cominciare.

La lavagna vedendola in pieno smarrimento,
le diede un piccolo suggerimento.
Le disse che il disegno sarebbe stato bello,
bensì lei non fosse Raffaello
e che non sarebbe stato male affatto,
se avesse cominciato con un autoritratto.

Così sulla lavagna nera,
pian piano apparì una figura intera.
Aveva ali becco e coda
e un ciuffetto sulla testa assai alla moda.
Paolo Tacconi
Composta domenica 31 agosto 2014
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    Scritta da: Tap72

    Il vecchino errante

    C'era una volta un vecchino nano
    non si sapeva da dove veniva
    certo da molto lontano
    questo solo si intuiva.

    indossava un vestito
    logoro e sciatto,
    tutto sdrucito
    come graffiato da un gatto.

    Una lunga barba sul viso
    e due baffi grossi,
    su due due labbri rossi
    fissi in un perenne riso.

    A chi gli domandava
    dove stesse andando,
    nemmeno lo guardava
    e rispondeva ansimando:

    - che importa da dove vengo,
    neppur dove vado è importante,
    ma la strada che prendo,
    anche se porta distante.

    Mai diritta è la via
    qualunque essa sia
    ma in cuor tuo lo sai
    e non ti fermerai.

    Fin quando almeno
    la certezza non avrai,
    che il tuo posto sotto il terreno,
    a breve coprirai.

    solo allora il tuo pensiero
    come un ape al fiore si poserà,
    su cosa hai fatto davvero
    solo per bontà.

    Se sei stato sincero
    in pace riposerai,
    ma se hai agito per puro zelo,
    mai ti perdonerai.

    Poi riprendeva il suo cammino
    per dove non si sapeva,
    qualunque via del destino,
    lui la percorreva.
    Paolo Tacconi
    Composta giovedì 28 agosto 2014
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      Scritta da: Tap72

      Il boscaiolo avido

      C'era una volta tanto tempo fa
      un uomo di mezza età.
      Per mettere da parte tanti denari,
      faceva un sacco di straordinari.

      Come lavoro il boscaiolo faceva,
      tutti i giorni a colpi di ascia ogni tronco prendeva.
      Di fatica si ammazzava
      ma la paga mai gli bastava.

      Così giorno dopo giorno
      a forza di buttarli giù,
      si accorse che nel mondo,
      alberi non ce n'eran più.

      Tanto era smanioso di guadagnare
      che restò senza di che mangiare.
      Poiché gli alberi li aveva abbattuti tutti,
      non poteva raccoglierne i frutti.

      Causa il suo disboscare
      gli animali non ebbero più che mangiare.
      Una dopo l'altra ogni specie si estinse
      flora e fauna sempre più si restrinse.

      Ora non v'era più nessun animale
      nessun fiore e nessun vegetale
      Solo un avido boscaiolo
      che avrebbe ceduto ogni cosa per un sol cetriolo.
      Paolo Tacconi
      Composta venerdì 2 maggio 2014
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        Scritta da: Tap72

        L'albero che non voleva perdere le sue foglie

        C'era una volta qualche anno a ritroso
        un albero assai vanitoso.
        Si sentiva così bello
        che sui suoi rami, non faceva posare uccello.
        Una delle sue grandi battaglie
        era in autunno non perder le foglie.


        Fu così che per soddisfare il suo desiderio
        fece alla stagione un discorso serio.
        Gli chiese se fosse così gentile
        per quell'anno di non venire.
        L'autunno gli rispose cordialmente
        che non ci poteva fare niente
        che quando arrivava la sua stagione
        lui doveva fare l'apparizione
        ma poi vedendo quanto esso era triste e serio
        pensò di esaudire il desiderio.

        Avvenne così che per quell'anno
        toccò all'estate con non poco affanno
        compiere un'eccezione
        e prolungare la sua stagione.

        Ma l'albero calcolato non aveva
        che quando l'estate finiva
        l'inverno sarebbe arrivato,
        e la neve avrebbe portato.
        Questa di bianco immacolato
        sui suoi rami avrebbe pesato
        e le sue foglie sciupato.

        Così fu.
        Le foglie caddero giù
        e il danno non fu lieve
        perché sotto il peso della neve
        i rami si piegarono
        e infine si spezzarono.

        L'inverno terminò
        e la primavera arrivò.
        Per l'albero era il momento giusto
        di sfoggiare il suo bel fusto
        e mostrar la chioma rigogliosa
        come i capelli di una sposa
        ma per vanità purtroppo
        si ritrovò malridotto.
        Paolo Tacconi
        Composta giovedì 21 novembre 2013
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          Scritta da: Tap72

          La rosa gialla che volle diventar rossa

          C'era una volta in un negozio di fiori
          una rosa non contenta dei propri colori.
          Era gialla splendente con sfumature arancioni
          ma lei per niente voleva sentire ragioni.
          Cambiar colore era sua intenzione
          diventar rossa, rosso passione.

          Un giorno per caso su una mensoletta
          venne appoggiata una bomboletta.
          Rossa era e la rosa, la palla al balzo colse
          verso la bomboletta la testina volse
          poi con un tono a supplicare
          alla bomboletta chiese se per favore
          di rosso la poteva verniciare.

          La bomboletta acconsentì
          e di rosso i suoi petali in un secondo coprì.
          Adesso la rosa era felice
          non le restava che attendere la venditrice.
          Pochi minuti ed essa arrivò
          e subito la rosa notò.
          Dal suo vaso la tirò fuori
          perché lei odiava mischiare i colori.

          La mise nel vaso delle rose rosse
          poiché non sapeva che gialla lei fosse.
          In quell'istante entrò un ragazzo
          che di rose rosse ne chiese un mazzo
          Così accadde che
          la rosa divenne parte di un bouquet
          Lui alla sua ex ragazza lo voleva regalare
          per potersi riconciliare.

          Avvenne però
          che la ragazza i fiori rifiutò.
          Il ragazzo con il cuore rotto in petto
          con rabbia gettò i fiori in un cassonetto.
          Mentre la rosa sul fondo precipitava
          un ragazzo nel negozio di fiori entrava.
          Chiese una rosa gialla da regalare
          per un'occasione particolare.

          La venditrice gli rispose a malincuore
          che non aveva più rose di quel colore.
          Paolo Tacconi
          Composta martedì 22 ottobre 2013
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            Scritta da: Tap72

            L'ispirazione

            Tu che vai cercando
            in ogni dove e in ogni quando
            quel qualche cosa
            come lo sbocciare di una rosa.

            Quel sentimento che un tempo
            avevi dentro
            e che senza presunzione
            ascoltavi con attenzione

            Non ti accorgi che c'è ancora?
            Lei non ti ha mai abbandonata.
            È rimasta dove allora
            tu stessa l'hai lasciata.

            Basta solo farla uscire
            per non farla mai morire.
            Liberarla dalle catene
            della mente che la trattiene.

            Da quel poco di pigrizia
            che certo non ti aiuta
            e anche se qualche volta ti letizia
            pian piano la tua vita muta.

            E così ti addormenti
            fin che quel fuoco bruciar più non senti.
            Ma nessuno la può ignorare
            ed alla tua porta tornerà a bussare.

            Allora non avrai altra soluzione
            che accogliere l'ispirazione
            e cominciare a fare.
            Paolo Tacconi
            Composta sabato 11 maggio 2013
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              Scritta da: Tap72

              Il gioco di ruolo

              Oggi ho inventato un gioco di ruolo.
              un gioco che devo giocare da solo.
              Un gioco bizzarro alquanto.
              Un gioco che dura davvero tanto.

              Si tratta di un gioco diverso dagli altri
              un gioco nel quale bisogna esser scaltri.
              Un gioco con poche regole che s' imparano al volo,
              ma anche se te lo insegnassi devo giocarlo da solo.
              Paolo Tacconi
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                Scritta da: Tap72

                Il signore del cartone animato

                Stavo guardando un cartone animato
                quando mi sono addormentato.

                Al mio risveglio con stupore
                ho visto davanti a me un signore.

                Mi son bastati pochi istanti
                per capir che lì davanti
                avevo il personaggio
                del cortometraggio.

                Poi svanì in un momento
                come portato via dal vento.

                Mi alzai di scatto
                e mi accorsi tutt'un tratto
                che il signore del cartone animato
                l'avevo solo sognato.
                Paolo Tacconi
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                  Scritta da: Tap72

                  Il villano di paese

                  C'era una volta in un paese lontano,
                  un tipo assai villano.
                  A tutti urlava,
                  con nessun eccezione faceva.

                  Un giorno però
                  qualche cosa cambiò.
                  Arrivò da un paese vicino,
                  un piccolo omino, con sotto a un braccio un cuscino.

                  Appena arrivato in paese,
                  il villano lo coprì di offese.
                  Fu allora che l'omino
                  gettò a terra il suo cuscino
                  e senza parola conferire si mise a dormire.

                  Il villano s'infuriò
                  e lo offese per un bel po'.
                  Non riuscendolo a svegliare,
                  capì che era inutile continuare.

                  Da quel giorno tutta la gente del paesino,
                  si portò appresso un cuscino.
                  Chiunque il villano incontrava
                  lo gettava a terra e si addormentava.

                  Non trovando più alcun divertimento
                  passò poco tempo
                  che il villano si dovette arrendere
                  e smettere di offendere.
                  Paolo Tacconi
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