Scritta da: Marta Emme

Tenerezza

T'ho visto
mentre curioso
e piccino andavi
a scoprire,
dalla siepe
del nostro giardino,
quel nido,
con un solo pulcino,
che s'appoggiava
sui rami di alloro
che lì vicino inondavano
l'aria appena un pochino,
con l'aromatico
suo profumino.
Così ti aprivi
alla tenerezza
e quella fresca brezza
ti faceva capire
senza incertezza
che una nuova vita
ha bisogno
di una carezza
e ti sporgevi
per apprezzarne
allor la pienezza.
Che scoperta, che ebrezza
e che contentezza!
Nei tuoi occhi
illuminati mentre
mi raccontavi
c'era la voglia
di assicurare
a quel fagottino
un porto sicuro
nel tuo cuoricino.
Davvero i sentimenti
fan vivere agli uomini
così bei momenti
che apron loro
pure le menti?
Marta Emme
Composta giovedì 14 luglio 2011
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Marta Emme

    Un raperonzolo

    Ogni frutto ha il suo didentro,
    riteneva un frate assai contento
    che nel coltivare l'orto
    aveva gran talento,
    ma non di meno le cure dedicava
    alle pene che taluno tormentava.
    Alla luce del suo lume
    lo scaldava e la soluzione
    sempre propinava di guardare
    avanti nel diventare grandi
    e viver tutti i momenti
    come i più importanti.
    Dunque crescer consapevole
    è assai lodevole perché
    un'opportunità sempre vien data,
    ma questa non è scontata
    e va allora ricercata,
    con l'ardore di chi dentro sente
    che coltivar può esser divertente
    se si pensa al frutto
    e null'altro si pretende.
    Alfin, se il gusto è relativo
    anche una rapa può esser
    un buon partito
    se dalla cucina viene ben servito.
    Ed è proprio nella maestà
    di coglierne appieno le proprietà
    la vera nobiltà,
    che certamente il buon padre benedirà.
    Marta Emme
    Composta domenica 17 febbraio 2013
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Marta Emme

      Il bacio

      Con le ali trasparenti
      di una libellula,
      come sospesa
      sull'orlo di una nuvola,
      pronta a librarmi
      curiosa sul mondo
      per renderlo un po' più fecondo,
      ho attraversato il tempo
      della giovinezza,
      quando con leggera euforia
      leggevo i segni
      stampati sul corpo
      di chi, d'amore e passione
      rapito o smarrito,
      tutto voleva
      e tutto spendeva,
      e quell'ingordigia
      cader lo faceva
      nella trappola che null'altro
      offre se non piacere.
      Ed eran quei baci
      dati senza sapere a chi,
      a confondere tutto,
      a dar l'illusione
      di essere grandi,
      di esser "avanti".
      Ed ecco... un bacio sorprende,
      non lascia fiato,
      non è scontato.
      è cominciar da capo,
      è partir per Eldorado,
      è volare in un mondo incantato,
      è danzar con le punte del naso
      e sentir le sirene cantare
      nel cuore e perdersi così d'amore,
      è pura magia, è la malia
      di una fata sapiente
      che conduce il corpo alla mente,
      è armonia celestiale,
      è un rimedio naturale
      alla voglia di litigare.
      E difender vorrei,
      ora, l'essere gay,
      perché un bacio per natura
      ha similar calibratura
      nell'umana creatura
      quando amor la investe.
      Marta Emme
      Composta giovedì 7 febbraio 2013
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Marta Emme

        Bucolica spera

        Verso Spera, sul sentiero,
        si muove assorto un forestiero,
        lo conduce un pensiero:
        se quel che si racconta è veritiero
        che esiste in quel paese
        un essere sincero
        che ne è mentore e condottiero,
        che il poter non rende alieno
        perché è uomo in senso pieno.
        Assai rara è questa cosa,
        per il tempo assai preziosa.
        All'arrivo, da un cantuccio,
        gli va incontro un diavoluccio
        a mostrar grande il suo cruccio:
        per ognuno è avvilito
        perché dal ben così rapito
        che lui viene or lì bandito
        e non ha voce né partito.
        Così, ancor più curioso, vuol vedere
        quali frutti dà il sapere.
        Abolita è la vergogna,
        non ha posto la menzogna.
        In quel regno illuminato
        al primo posto c'è il creato
        che viene conservato
        come fosse immacolato.
        ma intere genìe ha sfamato
        ed è quell'operato
        il migliore risultato
        che in natura è concertato
        e lì ben consolidato.
        Ricchezze non ce n'è
        tranne quel che sono in sé.
        Sorprendente è per ognuno
        viver facendo e mai digiuno.
        Il gabello viene dato
        solo per volontariato,
        ma nessuno si lamenta,
        non è cosa che spaventa.
        Il forestiero ora pago
        si domanda: dove vado?
        Qui sto bene e son stimato
        perché un sogno ho realizzato:
        stare in pace col creato.
        Non è infatti un utopia
        guidar la gente con maestria
        se è natura a indicar la via.
        Marta Emme
        Composta mercoledì 23 gennaio 2013
        Vota la poesia: Commenta
          Questo sito contribuisce alla audience di