Scritta da: FRANCO PATONICO

Zak

La quercia è il suo universo
Zak l'aggredisce freneticamente
fra le rughe della corteccia
e non indugia:
esplora ogni nodo del ramo maestro,
fin sulla cima, poi torna e si ferma
sulle zampe a rampino.
È incessante quel moto vivace
di mandibole e antenne.
Quel maschio formica
distingue gli umori
di femmine e soldati
e, con l'acre secreto,
rimarca i confini.
Al termine s'erge, come bandiera,
su un esile stelo
ninnato dal vento.
L'albero intanto, ormai ebbro di sole,
allunga i suoi legni che subito infronda.
Esita Zak, ha percezione.
Ripassa il percorso,
si getta, s'aggrappa,
poi strappa e sperona
e dà sotto con lena.
Si scuote e quel fremito
sprona lo slancio.
Va contro i germogli
ancor teneri e afilli,
ma è sorpreso da un filo di ragno
e nell'affanno, un tribolo vano.
Povero Zak!
Ora è stretto alle zampe
e quel viluppo gli sale sul ventre,
sul torso e sul capo
finché l'ultimo spasmo
ci svela un pietoso
e triste abbandono.
Franco Patonico
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    Scritta da: FRANCO PATONICO

    Un viaggio nel cosmo

    È una mia presunzione
    l'escursione più ardita
    in teorie sulla vita.

    Vaga altrove il pensiero
    che trasporta la mente
    su nel cosmo silente,

    con l'antica ambizione
    di carpirne il mistero.

    Scruto gli astri lucenti
    come polline asperso
    dentro il vasto l'universo;

    seguo il moto dei mondi
    nei tracciati dei voli
    dentro nubi di soli;

    scopro cieli ormai spenti
    buchi neri e profondi.

    In quel caos perfetto
    vedo nascer l'essenza
    della nostra esistenza

    che in principio evolve
    dallo stadio inerme
    di minuscolo germe,

    poi realizza il progetto
    che il destino assolve.
    Franco Patonico
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      Scritta da: FRANCO PATONICO

      Solitudine

      Son qui, com'è qui l'insetto,
      come il sasso e come il fiore,
      nella quiete di quest'ore,
      son qui solo al mio cospetto.

      Questo cielo ancor sereno
      sarà cupo e turbolento,
      poi spazzato via dal vento
      e squarciato dal baleno.

      Quella valla rappezzata
      è distesa fino al colle,
      ma nel tempo delle zolle
      sarà coltre violentata.

      Tutt'intorno non c'è gente
      testimone al mio sgomento:
      per quel dì che sarò spento
      lascio tutto o forse niente.

      Cedo al mondo i miei difetti
      con le ansie e con le noie
      e a voi cari, le mie gioie
      nello scrigno degli affetti.
      Franco Patonico
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        Scritta da: FRANCO PATONICO

        Un nuovo giorno

        Sera dolcissima
        lasciami andare,
        fammi volare
        oltre quei tetti
        dove il cielo si apre
        al battere d'ali.

        Notte di sogno
        portami altrove
        attraverso i sentieri,
        sui prati e sui campi,
        dove germogliano
        i miei pensieri.

        Mattino che nasce
        non farmi aspettare,
        dipana i grovigli
        delle mie convinzioni
        e cancella le attese
        di false illusioni.
        Franco Patonico
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          Scritta da: FRANCO PATONICO

          Ch' 'l diaul d'Dringulin (Quel diavolo di Terremoto)

          Ch' 'l diaul d'dringulin

          l'ser'dop'cena,
          d'invern'sotta l'fest',
          gì a lett'pareva prest'
          e s (e) nonna era in vena
          d'arcuntacc (e) qualca fola,
          tutti a sed'sopra la rola.
          Nisciun d'nò fiatava
          e c (e) bastava cusì pog'
          p'sta svegghi intorn'al fog'.
          E nonnna cò arcuntava?
          Com'tutt'l'altr'ser',
          tirava fora l'om'ner'.
          "Sent'i coppi sopra 'l tett':
          sa sta piova e sa st'vent'
          sarà 'na nott'da spavent'!
          E s (e) po' tr (e) mass' 'l lett',
          n'avè paura sa ninin,
          è ch' 'l diaul'd'dringulin',
          ma nò sem'siguri.
          Piuttost', vò stasera
          arcudevv'la pr (e) ghiera".
          E com'lia arbatteva i scuri,
          'l men'troll'd'nò era gitt'
          già a lett'zitt'zitt'.
          Franco Patonico
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