Le migliori poesie di Edgar Allan Poe

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I recessi ombrosi dove in sogno io vedo
i più vaghi uccelli canori,
son come labbra - e tutta la tua melodia
di parole cui il labbro da forma. -
I tuoi occhi, gemme nel cielo del cuore,
desolati si posano allora,
o Dio!, sulla mia mente funerea -
luce di stelle su un nero drappo.

Il tuo cuore - il tuo cuore! Mi ridesto
e sospiro, e dormo per sognare
di quella verità che l'oro non può mai comprare -
e di quelle futilità che sempre può, invece.
Edgar Allan Poe
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    Scritta da: Phantastica
    Coloro che sognano di giorno sono consapevoli di molte cose che sfuggono a coloro che sognano solo di notte.
    Nelle loro visioni grigie captano sprazzi d'eternità e tremano, svegliandosi, nello scoprire di essere giunti al limite del grande segreto.
    In un attimo, apprendono qualcosa del discernimento del bene e qualcosa più che la pura e semplice conoscenza del male.
    Edgar Allan Poe
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      Scritta da: Valeria S

      Un sogno dentro un sogno

      Questo mio bacio accogli sulla fronte!
      E, da te ora separandomi,
      lascia che io ti dica
      che non sbagli se pensi
      che furono un sogno i miei giorni;
      e, tuttavia, se la speranza volò via
      in una notte o in un giorno,
      in una visione o in nient'altro,
      è forse per questo meno svanita?
      Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
      non è che un sogno dentro un sogno.

      Sto nel fragore
      di un lido tormentato dalla risacca,
      stringo in una mano
      granelli di sabbia dorata.
      Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
      per le mie dita, e ricadono sul mare!
      Ed io piango - io piango!
      O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
      O Dio! Mai potrò salvarne
      almeno uno, dall'onda spietata?
      Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
      non è che un sogno dentro un sogno?
      Edgar Allan Poe
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        Scritta da: Ombra Nella Notte

        Il verme conquistatore

        Guardate! È una serata di gala
        In questi ultimi anni desolati!
        Uno stuolo d'angeli alati!
        Tra i veli e sommersi dal pianto,
        A teatro siede a vedere
        Un dramma di speranze e timori,
        L'orchestra emette a tratti in sordina
        La musica delle sfere.

        Parodiando Iddio nel cielo, i mimi,
        Sottovoce borbottano, sussurrano
        E si gettano qua e là. Marionette
        Soltanto che vengono e vanno
        Al cenno di cose immense informi
        E spostano gli scenari avanti e indietro
        Scuotendo dalle loro ali di Condor
        L'invisibile Affanno!

        Un dramma così variegato, non temete,
        Non sarà scordato!
        Col suo Fantasma per sempre inseguito
        Da una folla che mai non l'afferra,
        In un cerchio che sempre ritorna
        Nello stesso identico punto,
        E molta Pazzia, e ancor più Peccato,
        E Orrore animano la trama.

        Ma guardate, tra la ridda dei mimi,
        S'insinua una forma strisciante!
        Una cosa rossosangue si snoda
        Sbucando dalla scena deserta!
        Si snoda! Si annoda! Tra spasmi mortali
        Suo cibo diventano i mimi,
        Singhiozzano i serafini ai denti del mostro
        Di sangue rappreso imbevuti.

        Spente, spente le luci, tutte spente!
        E sopra ogni forma fremente,
        Funebre sudario il sipario
        Vien giù con fragor di tempesta,
        E gli angeli pallidi esangui,
        Levandosi, svelandosi, dicono
        Che quella è la tragedia "L'Uomo",
        E il Verme Conquistatore, l'eroe.
        Edgar Allan Poe
        Composta martedì 22 marzo 2011
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