Scritta da: Antonio Recanatini

Mai sano

Non posso toccarla, ma la respiro.
È indomabile quando sale
troppo stanca quando molla.
Si arenò dentro me,
poi si disperse nella mente, col brivido dolente.
Non si attenua, non si distrugge,
solo il veleno la contiene,
solo il veleno la offende e la difende.
Rallentare il pensiero, restringere la riflessione
è l'unica mediazione, ma mai soluzione.
Cento immagini ci accalcano nel pensiero,
centomila immagini seguono, poi la pace.
Non posso toccarla, ma la respiro.
Mai doma torna alla carica
solo il veleno la contiene
rallentando gli spasmi, il furto dei timori,
si arenò dentro, trovò rifugio nella confusione
ancora si sdoppia e non provo emozione.
Malattia, avverbio strambo chi ti non teme,
di chi sa di dover lottare per poter ancora ricordare.
Non posso toccarla, ma posso condurla
finché mi vorrà alla guida, finché manterrà i patti.
Antonio Recanatini
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    Scritta da: Antonio Recanatini

    A te, madre

    Non ho mai pensato di toglierti le rughe
    sei sempre bella, anche senza capelli.
    In quel viso battagliero e fragile
    si racchiude la mia forza, la mia ironia,
    non ridi come prima e non piangi più, ormai.
    Ti vergogni se non ricordi, ti senti inutile;
    se potessi ti passerei un po' dei miei anni da vivere,
    se potessi tornerei indietro ad applaudire i tuoi piatti.
    Il mercatino sotto casa ti piange,
    i vicini vengono a cercarti, ma tu non esci più.
    È solo un anno in più sommato a tanti giorni,
    è solo un giro di boa dopo il rettilineo,
    è solo la verità che ti illumina il cuore.
    A te, madre mai assente, mia difesa ineluttabile,
    non faremo il giro solito, manterremo la cura
    sarà facile, sarai capace, sarai la più decisa.
    Guerriera aggressiva, mamma modello,
    tenera, capirti sarebbe stata la soluzione,
    amarti è l'unico rimedio ch'io conosca.
    A te, madre.
    Antonio Recanatini
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      Scritta da: Antonio Recanatini

      Il brivido dell'amante

      Ogni volta che ti penso,
      t'immagino coperta di petali diversi,
      colorati.
      T'immagino come regina del mio vivere costante,
      ti vedo insieme a me a riva,
      a scrutare l'alba.
      Io t'immagino, ti sogno,
      ti vivo come un passante vive il paesaggio.
      Ti assaporo, ti gusto sulla lingua,
      ma rimangono gocce del tuo sangue,
      rimpianti della tua pena sul cuscino.
      Io ti immagino e
      pensare di non averti,
      è un po' come dire smisi di vivere.
      Perché l'amore non dà tregua,
      sentenzia lo spirito dell'anima e
      il felice incontro con la mia passione.
      T'immagino sepolta e resuscitata,
      t'immagino perché manchi e mancherai.
      Antonio Recanatini
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        Scritta da: Antonio Recanatini

        Lei

        Lei è difficile, pare impossibile,
        non ammette repliche e
        scalpita per poco o niente.
        Lei è complicata, pare un marziano
        dice d'amarmi, ma poi ritratta e
        spera ch'io sparisca insieme alle nuvole.
        Lei è imperfetta, pare troppo magra,
        ma quando sorride il mondo si nasconde
        per non arrossire, l'ammira in lontananza.
        Lei è gelosa, pare possessiva,
        invece è molto peggio, è prepotente,
        pretende l'esclusiva, finanche della mia voce.
        Lei è seria, pare un distintivo sulla divisa,
        eppure, tante volte, troppe volte, ella vola e
        plana su di me, per rivendicare la follia.
        Lei è precisa, pare una lancetta,
        poi dimentica d'essere in vista e
        scambia il sole con la luna e il vento con la tempesta.
        Lei tornerà, lei se ne andrà, lei è aria.
        Mi cercherà e farà finta di non vedermi.
        Antonio Recanatini
        Composta martedì 27 settembre 2016
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          Scritta da: Antonio Recanatini

          Proverò a baciarti

          Proverò a curare i dolori
          inscenerò un giullare di corte
          pur di vederti sorridere, sorridere ancora.
          Giocherei ancora a calcio
          solo per vederti tifare, tifarmi ancora.
          Un fiore appassito è più triste
          delle foglie cadute sulla terra arida,
          veglierei altre notti il tuo sonno.
          Gradirei vederti imitare la vicina
          per sentirti parte, dalla mia parte.
          Sbarrerei le strade della città
          per vederti cantare, cantare ancora.
          Proverò a recitare una poesia,
          pur di vederti consigliare, consigliare ancora.
          La pioggia caduta sulla terra
          non sarai mai immensa come la marea,
          mentre porgo le mani al vento
          una carezza senza volto arriva diretta
          mi ricordi il fremito di un gatto,
          l'acuto bagliore di un riflesso
          mi ricordi sorrisi spavaldi
          e in questa lurida immaginazione
          io proverò a baciarti, baciarti ancora.
          Antonio Recanatini
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