Le migliori poesie di Antonio Prencipe

Studente, nato sabato 29 giugno 1991 a Mattinata Prov. FG (Gargano) (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Antonio Prencipe

Hai scelto il mare nero

Un chiosco in riva al mare
ospitava l'aspettata festa...
Era il giorno del suo compleanno,
regali e auguri sul tavolo di cristallo...
Il suo Matrimonio incombeva.
Sguardo da guerriera innamorata.
Occhi verdi di pantera.
Capelli grano oro.
Francesca beveva vino mentre la luna rossa
cadde in acqua facendo rumore...
Si spense la candela di un altro anno
che se ne va rubando l'Alba
di questa triste lontananza.
Urlò il mare...
Un urlo acuto che squarciò i sassi
e derise gli angeli.
Un corpo galleggiava, il viso nell'acqua
cercava l'ultimo respiro di Vita.
Tra le dita un anello dorato...
Negli occhi spenti la luce cercava
il bianco della morte prendere il sopravvento.
Pianse Francesca la ragazza
era sua amica, era la festeggiata...
Amava un uomo che l'aveva tradita.
Scelse l'egoismo, la via della persa speranza.
Addio...
Il Matrimonio l'attendeva...
Abito bianco di seta, rose bianche
sul tappeto rosso...
Lei dopo la violenza carnale che colpì
sua sorella dalle mani nude del suo uomo
amato più dell'aria che essa respirava
spiò dietro la porta della morte,
la disperazione, la vergogna
e l'odio per quell'uomo la quale lei
aveva rinunciato a tutto la portarono
nelle mani di quella morte maledetta...
Amavi ed ora il tuo amore
ti ha lasciato affogare nel mare nero
come i baci e le promesse che lui ti donò.
La troverà la sera dispersa nei tramonti.
Il poeta racconta il dolore
che sulla strada tortuosa incrocia
attraverso chi intravede i suoi sguardi...
Il poeta non teme la morte.
Antonio Prencipe
Composta lunedì 12 dicembre 2011
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    Scritta da: Antonio Prencipe

    La guerra non ripaga le lacrime

    La parola Pace ormai insanguinata
    rinasce ogni volta dentro
    una bandiera colorata.
    Un corpo senza respiro...
    Si Dio prendi anche me,
    un'altra croce non fa rumore
    nel cimitero degli innocenti.
    I corpi immobili: vittime
    della guerra stesi a terra
    come sigarette calpestate dal vento.
    Parole gettate nel camino assieme
    alla disperazione dei folli.
    Pensieri sfuggenti sono i missili
    che sfiorano i capelli neri
    come il nulla che presto arriverà.
    Abbracciava sua mamma e sorrideva
    al suo carnefice il bambino
    dalle lacrime argentate...
    La sua purezza prima di diventar tempesta
    rimase a guardare il sangue grondare
    dalle labbra astemie di un soldato
    venuto da lontano per morire solo
    in quella pace che tanto aveva predicato.
    Il portinaio del paradiso attende
    le anime per salvarle definitivamente
    da questa guerra fredda scambiata per libertà.
    Dio si lavò le mani...
    I peccati perdonati e i corpi nei fiumi
    consumati, divorati dai falchi codardi.
    Scannati come animali e gettati
    nei pozzi troppo profondi per
    poter essere trovati dall'amore.
    Guerre Sante che non conoscono fame
    e preghiere di bambini morti sugli altari
    costeggiati da petali e lacrime d'angeli.
    Caccia all'uomo scambiata per incidente
    stradale nell'autostrada della vita.
    Un tulipano sui corpi deturpati
    nascerà ogni volta che una
    goccia di sangue sfiorerà
    il terreno prosciugato dal dolore.
    E camminare a piedi nudi sul filo spinato
    per poi squarciarsi l'anima
    con i cristalli di neve rovente.
    Aerei di carta un giorno torneranno in cielo
    ricordando al mondo che la guerra
    è solo una lacrima spezzata che cade
    dagli occhi di chi la guarda.
    Antonio Prencipe
    Composta domenica 4 dicembre 2011
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      Scritta da: Antonio Prencipe

      Bastava accarezzare il rumore della pioggia

      A luci spente dentro la muffa
      di queste mura osservo le albe
      rimaste sospese tra terra e fumo.
      Brilla mentre tutto tace
      il tuo sorriso soffocando
      l'urlo incredulo del mio destino.
      Ogni tanto piango lacrime e catrame.
      Uno sfogo imparziale che mi fa capire
      che in fondo un minimo di sensibilità
      nel mio interno vive ancora.
      Un calcio nel culo al mio cuore di gabbiano...
      Il buio più amaro comunque
      è più chiaro ora che sogno solo te.
      Uno schiaffo in pieno volto...
      Una parola d'amore...
      Un bacio dissanguante mi leva di dosso
      il vestito d'angoscia che ricopre il mio corpo.
      Cuore di Gesù Cristo crocifisso
      in mezzo ad una via...
      Rinascerò dopo un salto a mezz'aria,
      coscienza nuda e ustionate illusioni.
      Bastava abbracciare l'aria che avvolge
      questo metro quadro di stanza e scrivere
      sulle ali del domani: "fa che sia vita
      questo soffrire per te".
      Camminare da soli a mezzanotte
      mano tesa verso il silenzio,
      udire il rumore della pioggia e sperare
      di poter confondere l'odore della sconfitta
      con quella dell'orizzonte più vicino.
      Antonio Prencipe
      Composta giovedì 1 dicembre 2011
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        Scritta da: Antonio Prencipe

        Un misero giorno di Marzo vissuto in cattività

        La mia vita è come il ridere di un bambino...
        Forte, fragile, vero ma doloroso
        per tutti quelli che lo ascoltano
        e che dentro muoiono confondendo
        la primavera per un misero giorno di Marzo.
        Così sbandato è il gergo dei pazzi
        che credere di salvarsi è già un miracolo.
        Conteranno le foglie
        i serpenti nascosti nelle rocce.
        Si eclisseranno le maschere di rame perdute
        nell'appannarsi lento di un cuore graffiato.
        E se i bambini piangono io perché vivo.
        E se le aquile ormai non volano più
        io perché perdo tempo raccogliendo
        le piume strappate a morsi dal gridar lento
        di un figlio di puttana come me.
        Alla fermata del tram la gente osserva
        le stagioni cambiare, le anime
        infrangersi e gli sguardi perdersi
        tra un sorriso e una parola
        nel fittizio stupro di un inizio.
        Il passato apre gli occhi anche ai ciechi
        che luce non toccano senza prima sfiorare
        il buio di un bacio lasciato
        incatenato nel disperato vento...
        Ringrazierò sempre quelli che si spogliano
        sui marciapiedi in periferia dell'inverno
        mettendo in mostra il corpo al dolore
        che lividi non lascia privando all'orgoglio
        la magia di un pianto spontaneo.
        Al ristorante del futuro si sbatte
        la testa contro le pareti di cemento,
        si pensa al presente vissuto in cattività
        e all'amore da mandare a fan culo.
        C'è chi nascerà sotto i borghi con
        la valigia in mano e con un padre
        che in fondo non ha mai concluso niente...
        S'imbarcherà lontano in cerca di isole
        perse nel mezzo della perversione lottando
        invano contro l'impotenza del mondo.
        Fumarsi l'ansia distesi su un prato
        di fiori invecchiati da estirpare,
        trovarsi soli a parlare con un cane randagio
        e chiedergli: "Perché l'amore sopravvive
        soltanto accanto al dolore?".
        Freddo e distaccato sono io
        come i passi astratti dell'Iddio.
        Antonio Prencipe
        Composta venerdì 9 dicembre 2011
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          Scritta da: Antonio Prencipe

          Piange silenziosa la sera

          Sognando sempre la tempesta
          mentre la sera piange...
          Sola, forse sarà la primavera
          che torna o forse sarà
          la malinconia che tocca il cielo.
          La preghiera di un pazzo.
          L'amore per la vita
          di un malato di cancro.
          E Dio dov'è?
          I poeti piangono lacrime
          mischiate al sudore.
          Una puttana che si spoglia
          in mezzo alla neve.
          I miei nonni mi hanno sempre
          insegnato a sorridere
          anche quando il vento soffiava
          più forte e piegava le vele
          dell'anima mia, storpiata dal tempo.
          Mi chiedo sempre se
          in questo piccolo mondo di cemento
          ci sia qualcuno che un giorno
          m'insegnerà a piangere.
          Un'altra sigaretta si spegne.
          I segreti di uno stronzo come me
          nascosti nell'armadio assieme
          agli scheletri che nudi difendono
          le porte aperte di un oblio
          ormai disperato...
          Le bugie di un sordo che non ascolta
          e che mai ascolterà le
          parole degli angeli spogliati
          dalle proprie ali.
          Le piume cadono a terra,
          calpestate dai passanti.
          Una madre dimenticata sopra
          un letto bianco ancora da rifare...
          Una madre che non conosce le lacrime
          del proprio figlio...
          Un cuore spezzato non si può ricucire!
          Il tatuaggio più bello
          me lo fece il vento
          una fredda notte di Dicembre.
          Antonio Prencipe
          Composta lunedì 19 settembre 2011
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