Scritta da: Angelo

Esempi

Anima, sii come il pino:
che tutto l'inverno distende
nella bianca aria vuota
le sue braccia fiorenti
e non cede, non cede,
nemmeno se il vento,
recandogli da tutti i boschi
il suono di tutte le foglie cadute,
gli sussurra parole d'abbandono;
nemmeno se la neve,
gravandolo con tutto il peso
del suo freddo candore,
immolla le fronde e le trae
violentemente
verso il nero suolo.

Anima, sii come il pino:
e poi arriverà la primavera
e tu la sentirai venire da lontano,
col gemito di tutti i rami nudi
che soffriranno, per rinverdire.
Ma nei tuoi rami vivi
la divina primavera avrà la voce
di tutti i più canori uccelli
ed ai tuoi piedi fiorirà di primule
e di giacinti azzurri
la zolla a cui t'aggrappi
nei giorni della pace
come nei giorni del pianto.

Anima, sii come la montagna:
che quando tutta la valle
è un grande lago di viola
e i tocchi delle campane vi affiorano
come bianche ninfee di suono,
lei sola, in alto, si tende
ad un muto colloquio col sole.
La fascia l'ombra
sempre più da presso
e pare, intorno alla nivea fronte,
una capigliatura greve
che la rovesci,
che la trattenga
dal balzare aerea
verso il suo amore.

Ma l'amore del sole
appassionatamente la cinge
d'uno splendore supremo,
appassionatamente bacia
con i suoi raggi le nubi
che salgono da lei.
Salgono libere, lente
svincolate dall'ombra,
sovrane
al di là d'ogni tenebra,
come pensieri dell'anima eterna
verso l'eterna luce.
Antonia Pozzi
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    Scritta da: Andrea De Candia

    Flora alpina

    Ti vorrei dare questa stella alpina.
    Guardala: è grande e morbida. Sul foglio,
    pare un'esangue mano abbandonata.
    Sbucata dalle crepe di una roccia,
    o sui ghiaioni, o al ciglio di una gola,
    là si sbiancava alla più pura luce.
    Prendila: è monda e intatta. Questo dono
    non può farti del male, perché il cuore
    oggi ha il colore delle genzianelle.
    Antonia Pozzi
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      Scritta da: Andrea De Candia

      Canto della mia nudità

      Guardami: sono nuda. Dall'inquieto
      languore della mia capigliatura
      alla tensione snella del mio piede,
      io sono tutta una magrezza acerba
      inguainata in un color avorio.
      Guarda: pallida è la carne mia.
      Si direbbe che il sangue non vi scorra.
      Rosso non ne traspare. Solo un languido
      palpito azzurro sfuma in mezzo al petto.
      Vedi come incavato ho il ventre. Incerta
      è la curva dei fianchi, ma i ginocchi
      e le caviglie e tutte le giunture,
      ho scarne e salde come un puro sangue.
      Oggi, m'inarco nuda, nel nitore
      del bagno bianco e m'inarcherò nuda
      domani sopra un letto, se qualcuno
      mi prenderà. E un giorno nuda, sola,
      stesa supina sotto troppa terra,
      starò, quando la morte avrà chiamato.
      Antonia Pozzi
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