La madre

La madre era l'attesa imprescindibile,
la gola fiorita di ginestre, l'insenatura calda;
era l'approdo certo.
La speranza scintillava inavvertita
tra le sue braccia.
La madre era musica alta, era la culla
che nutriva il sogno.
Improvvisa, la madre, si frantumò
contro pareti altissime
lasciò dietro di sé pozzi di solitudine
attese senza attesa, noia,
musica che, come in un disco
di vinile che s'inceppa,
ripete ancora e ancora
la stessa nota, all'infinito.
Anonimo
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    La casa dove vivesti
    ha fenditure ove nidificano
    le formiche della memoria
    (camminano dentro la testa,
    portano via, a mucchi, lentamente,
    i grani di passate stagioni
    e accumulano, per un inverno
    che è già qui).
    Nelle stanze più interne,
    quelle costruite nei tuoi recessi
    più profondi, ci sono crepe
    che si allargano, erosioni
    che saranno voragini, fino a che
    non ci sarà che il vuoto,
    un buco nero, come per la morte
    di una stella.
    E chi passerà dopo di te
    vedrà ancora l'indifferenza
    delle formiche che non ricordano,
    la piccola anfora del tuo corpo
    le sue minuscole incisioni indecifrabili.
    Anonimo
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      Il mio gran amico
      di cui molto mi fido
      è una persona come tutte le altre
      una persona qualunque
      è bello poter rinunciare
      uscire dal campo
      e anche lui far giocare
      dandogli il cambio
      noi risolviamo ogni difficoltà parlando
      certe volte anche giocando
      infine posso dire che un amico,
      "secchione" o "fico"
      brutto o bello
      serio o monello
      è una persona speciale
      che certe volte ti fà un po male
      perché se ti tradisce
      tu rimani male e triste.
      Anonimo
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Donna

        Donna fiore del mio piccolo cielo
        donna piccola stella del mio Universo
        fatto di sogni e di speranze.

        Donna pensiero e desiderio d'un tempo
        che deve ancora arrivare
        o d'un momento che se ne andò
        in punta di piedi per non fare rumore
        per non svegliare un piccolo cuore
        che ancora sognava
        un'interminabile gioia o un'infinita felicità.

        Donna mondo fragile
        come il gambo d'un fiore
        un petalo che appassì accanto
        a un fiore che aveva
        già consumato il suo tempo
        i suoi desideri d'infinite parole
        ormai racchiuso in un abbraccio
        e nel tuo interminabile amare.
        Anonimo
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          Ho il bavero alzato... le mani strette tra le gambe...
          rannicchiato e infreddolito ...
          in posizione fetale... in un angolo.
          Scorgo appena con lo sguardo ...
          la ballerina di Degas che posa immobile con grazia...
          ... le fa da cornice una grande vetrata di una parigi gelida e irreale...
          Fermi aspettiamo entrambi ...
          il clic di un fotografo senza tempo... senza spazio.
          Insieme ci allontaniamo e ritroviamo...
          rette parallele anomale...
          io... nei tuoi giochi di legno di fine 800...
          tu... carillon da mercatino ...
          comprata di domenica...
          in novembre.
          Anonimo
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