Scritta da: Silvana Stremiz

Vieni con me

Vieni con me
contempleremo insieme l'alba al mattino
c'incanteremo a mirare le stelle alla notte
ascolteremo del cuculo il magico richiamo
e degli altri uccelli i versi più belli;
ti prenderò per mano
e correremo bambini ancora
estasiati nel vento dietro all'aquilone.

Vieni con me
ti racconterò storie fantastiche
per farti sorridere
starò in silenzio quando lo vorrai
ti cullerò allo stormire del bosco
cercherò sentieri impervi
e fiumi da guadare
per prenderti in braccio.

Vieni con me
ti premierò con mille baci
e carezze infinite
quando con me avrai raggiunto
dei monti le cime più ardite
ammireremo i prati in fiore
e non troverò neppure uno
che sia bello come te.
Anonimo
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Sono contento

    Sono contento
    Non scarabocchio più il tuo nome dove capita
    Riflesso lontano di un amore offeso
    Naufragato e affondato senza superstiti.
    Sono contento
    Il risentimento cede il passo all'indifferenza
    Panacea di rimpianti assopiti
    Sepolti da giovani cicatrici.
    Sono contento
    Immagini di un volto nuovo, pulito, sincero
    Aspettano da qualche parte...
    Questo maledetto tempo, ora non più
    Il nemico da sempre temuto e osteggiato.
    Sono contento
    Un blues sospirato in dodici battute
    Dodici i battiti di passione per una diversa stagione
    Improvvisazione di pause incerte follemente da vivere
    Note lunghe per arrivare alla fine dell'assolo.
    Sono contento
    Liberato dalla tua assenza
    Finalmente libero dalla tua presenza.
    Anonimo
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Il violino

      Lacrime che cadono tra i respiri.
      Pensieri che tornano,
      che ricordano lontane figure allo specchio
      ammantate d'orgoglio e di solitudine.
      Pensieri che muovono,
      parole che sfociano in immagini,
      e tra di esse
      il tuo volto severo
      si fa beffa delle mie incertezze.
      Tra le inquietudini delle mie nottate,
      con il violino che suona,
      la pioggia che cade
      e silente taglia i miei vestiti in gelidi brandelli…
      se solo smettesse.
      Se solo la pioggia smettesse di scendere
      così implacabilmente sui nostri destini,
      sul mio cuore che non conosce più il tiepido tocco del sole,
      sulle note di quel violino
      che da lontano suona impazzito di speranza…
      se solo smettesse.
      Ma il lamentoso suono si propaga,
      implacabile come una malattia,
      e si bagna di pioggia,
      si bagna di infiniti rimpianti.
      Le nuvole son là,
      e non parlano di te,
      ma tacciono nella loro immutata vanità
      come fossero parte della stessa sfilata,
      parte della stessa melodia.
      Il violino suona, suona, e suona ancora.
      Se solo smettesse di suonare,
      se solo smettesse di ricordarmi che non sei mia….
      Anonimo
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