Scritta da: Silvana Stremiz
Nei tuoi occhi io rifletto la mia vita
rispecchio ciò che è stato il mio passato
e intravedo in lontananza il mio destino
accorgendomi in questo modo
che ogni istante della mia vita
è vissuto assieme a te.
Tu sei la mia droga più pesante
la mia sorgente di vita
vado a dormire solo per sognarti
inesorabilmente tra le mie braccia.
Uscivo per vederti e aprivo bocca per parlarti
e d'improvviso sei svanita nel nulla più glaciale.
L'illusione d'averti era una visione onirica
senza la notte per poterla vivere.
La vita è grande, tu sei grande
ma non può basarsi sui sogni e tu sei un sogno.
Rimugino i lemmi che da qui a poco hai pronunciato
frasi lasciate all'aria in balia del vento
scolpite su lastre di ghiaccio all'inferno.
Mentre rifletto su cosa dirti domani
trovo ciò che avrei potuto dirti ieri
mentre cercavo di cogliere al volo
un'ennesima occasione persa.
Non faccio altro che cercare parole
parole che non capirai mai
sono frasi e cenni d'amore
che nessuno ti ha detto e perciò non sai.
Tu che rispondi e mi chiedi:
perché Il sole non'è così caldo
immenso e misterioso come te
che nella vita ti tiene saldo
a terra, luna e forse me.
Tu sai che io non sono
non sono chi pensi possa essere
ma potrei essere meglio di ciò che sembro
e do ciò che pensi non abbia dentro
quel cuore che batte d'amore
per amare chi non ti capisce
e non rispetta e percepisce il valore
del sentimento che ora svanisce
e ferisce quel cuore d'amore
che altro non fa che recepire e conservare
ogni singolo dolore.
Non so che pensare per cantarti dei versi
che non saprei pronunciare in quest'alba d'amore
durata per poche ma interminabili ore.
Anonimo
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Strisce bianche e cammelli

    Riaffiora dalle anime sepolte
    avvolte nel mistero
    di un empirico inconscio rubato
    ad un soffio cruciale
    di uno spirito scisso all'irrazionale
    nonostante il crollo da un istinto siderale.
    Ascesa. Accolto da una stella
    oscurata al simulacro
    da un aneddoto enigmatico
    senza regno nell'occulto
    di un retorico giardino viziato dall'imbrunire
    tramontato al sorgere di un sentimento sublime
    ricoperto di trasparenza desolata
    di un dotto ostile
    come sfigurato dottrinante
    ammaliato e cupidamente vezzeggiato
    sfregiato dall'idiozia trascendente
    delirata da strazianti maschere ripudianti .
    Stirpe velata dall'utopia
    dei protèsi flussi di ironia
    scolpita dall'odio di un ideale
    di bramosa frenesia ancestrale
    cosmicamente ponderata
    da uno stipite sciupato dall'ipocrisia
    incolmabile di sdegno.
    Anonimo
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Dedicato a un'amica

      Ti immagino qui
      nei sogni miei tu
      un amico un tesoro
      è cosi che si dice.

      Un amico un tesoro
      ed è la verità
      una verità grande
      che descriver non so.

      A guardarti ammirarti
      sempre senza sfiorarti
      un amico non può
      è una gran crudeltà.
      Quei ricordi stupendi
      che ti restano in mente
      sempre vivi e lontani
      tra le braccia di lui.

      E ti dedico un sogno
      quella amica sei tu.
      un risveglio un po' duro
      perché non ci sei più,
      mi abbracciavi affettuosa
      però amavi lui
      un amico sincero
      ora qui sono io.

      Quando il tempo

      crudele sarà vecchio con noi
      più lontano è il ricordo
      che svanisce cosi
      guarderò l'orizzonte
      dentro il cielo di sera
      una rondine in volo forse parla di te.
      Anonimo
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        0:00

        È gia domani,
        verdi inodori
        fiutati da mostri
        senza naso,
        invisibili gialli
        colorano l'aria
        dinanzi a cechi
        osservatori,
        blu muti e silenziosi
        risuonano
        per sordi ascoltatori,
        insipidi rossi
        gustati da bocche
        senza lingua,
        impalpabili rosa
        carezzati
        da insensibili mani;
        colori impercettibili
        scivolano,
        sibilano tra le mie dita
        mi sfiorano silenti,
        ma non penetrano in me;
        ombre pesanti
        accecano e stordiscono,
        è già domani,
        ed io
        mostro senza naso
        e senza lingua,
        cieco osservatore
        sordo ascoltatore
        accarezzo tutto
        con mani insensibili.
        Ed è già domani,
        ed invisibili nell'aria
        son passati quei colori.
        Anonimo
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