Scritta da: Daduncolo

Sento le sirene

Sento le sirene di
tanto in tanto,
recluso in profondo
rifugio segreto,
trascorro la gran
parte dei miei giorni,
la luce di una candela
e qualche buon libro
ammazzano il tempo
infinito.

Una radio trasmette
notizie mentre lo
sguardo segue le
mie orme nella
stanza buia.

Il riflesso sullo
specchio, il tocco
delle campane di città,
una pena infinita
e una speranza lontana
anni luce.

Sento le sirene di
tanto in tanto, la paura
cresce nei miei occhi,
l'intenso suono arresta
il mio respiro, il
marciare interrotto dei
soldati verdi nelle strade
è un continuo precipitare
nel vuoto.

Non mi resta che pregare,
lo faccio di tanto in tanto,
quando non riesco a
svegliarmi da un brutto
sogno.

Sento le sirene di
tanto in tanto,
come di tanto in
tanto osservo la
stella di David
sul mio braccio.

Piango nel silenzio,
il ricordo di mia moglie
uccisa nel grigiore dei
miei occhi, sale la
rabbia al cielo, tento
di trovare un po' di
giustizia, inseguo
invano quel desiderio
fiorito nel cuore, il
nostro sogno di famiglia
è divenuta una lontana
stella nel cielo.

Sento le sirene di
tanto in tanto, l'aria
è infetta da rancore
e noi esule anime
costrette a fuggire
per continuare a
vivere nella terra
del genocidio, abbiamo
mollato, il coraggio
ci è mancato.

Sento il mio destino
marciare nel campo
della morte, sento
il vento soffiare
così forte, che
penso d'esser
divenuto già
polvere.
Anonimo
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    Scritta da: Elisabetta

    Il girotondo delle maschere

    È Gianduia torinese
    Meneghino milanese.
    Vien da Bergamo Arlecchino
    Stenterello è fiorentino.
    Veneziano è Pantalone,
    con l'allegra Colombina.
    Di Bologna Balanzone,
    con il furbo Fagiolino.
    Vien da Roma Rugantino:
    Pur romano è Meo Patacca.
    Siciliano Peppenappa,
    di Verona Fracanappa
    e Pulcinella napoletano.
    Lieti e concordi si dan la mano;
    vengon da luoghi tanto lontani,
    ma son fratelli, sono italiani.
    Anonimo
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      Giornate grigie, rianimano trascorsi sentimenti,
      bagnano di malinconica tristezza ogni parte dell'essere,
      come stagioni piovose sull'incontaminate terre selvagge;

      Terre pure ed immacolate,
      come la tua pelle mai sfiorata;
      il ritmo dei tuoi sospiri, antiche danze di tribù dimenticate;
      ridenti parole, calde come il sole di campi estivi, macchiati dal rosso dei suoi dolci tulipani.

      Un cielo terso privo di pensieri;
      una calda coperta, che asciuga il fradicio cuore annegato, nel triste inverno di questa mattina.
      Anonimo
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