Scritta da: Hannele
Dio,
dicci dove sei nostro dio,
dicci come fai a restare fermo,
immobile, inerme, stoico, esterno.
Dicci come fai a vedere
questo tuo sacro mondo cadere,
distruggersi, cospargersi
in pezzi ridicoli e sparsi.
Quest'africa sfruttata, odiata, maltrattata,
amata, adorata, venerata, giocata
a dadi o in un'unica estrema puntata.
Quest'America che si stende
come un velo bianco e congiunge
i due poli che reggono il mondo.
Ma di poli in realtà nel profondo
ne ha miliardi e continua a deteriorarsi
nel nome di un baratto d'oro e intarsi.
Quest'oriente e la cara mezzaluna
solo i telegiornali al chiaro di luna
occupa costante senza turbare
nessuna mente che vada a pensare
nel buio di una stanza al male che canta.
Quest'infanzia lasciata e compianta:
protezione, amore, luce, candore,
dolcezza, arcobaleno, sole, tepore,
Spariti rubati svaniti o devastati?
Assenza di verbi e piccoli pianti
di pace e abbracci fortificanti,
tutto ribellato a questi falsi cantanti.
La fame nei campi, la sete sui ponti,
la stanchezza sui letti e la disillusione.
Questa vecchiaia in contemplazione
della morte e della pensione:
le giunture si spezzano,
la dignità spazzano,
la passata felicità dimenticano.
Questi valori imprescindibili
sotto culi deplorevoli.
Il nostro sangue svergognato
una volta così rosso ambrato.
Il nostro tono imbarazzato
ferito e derubato,
una voce squillante,
quella del potere sfavillante,
del petrolio culminante,
del denaro o l'Aspromonte,
del dolore mio regnante,
del candore più buio e urlante.
Dio, dicci dove sei,
dicci come fai
dicci se ci sei,
dicci se farai.
Dacci almeno il tuo stoico immobilismo
o tienitelo quest'ultimo,
siamo già barricati nel vittimismo,
un orrido cannibalismo
di futuro e nuovo umanismo.
Anonimo
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    Scritta da: Consuelo

    Parigi mercenario boulevard

    Non ti ho mai amata Parigi arrogante e perbenista,
    brulicante di ricchezza sbandierata pietre luccicanti
    e miserie nascoste, anime dannate che fingono in
    lussuose maison in riva alla Senna,
    case lussuriose e in squallidi locali.
    Parigi di notte ai limiti dell'ardore,
    falsamente pudica... e vergognosamente esibita.
    Silente e monotona... chiusa nel suo oblio,
    ai confini della sua tristezza.
    È di te Parigi che quando parlo mi commuovo,
    mi altero, per poi trovare pace.
    Parigi mercenaria e disillusa, amante e consigliera,
    bigotta e trasgressiva, gaia e nostalgica,
    frenetica e pacifica, nobile di gusto,
    e miserabile di gesti.
    Parigi a te che io non ho mai regalato rispetto,
    pensieri o parole,
    a te che ho tolto dai miei occhi,
    cancellato dai pensieri
    che ho guardato con tristezza e orgoglio smisurato,
    Parigi a te che io non ho dedicato molto,
    Se non per deriderti e sottolineare i difetti,
    Dimora di sciocchi barboni e furfanti,
    che ti tolgono il respiro e ti offrono il tormento,
    instupidita dal corteggiamento turista,
    da quello che gli occhi stranieri annullano,
    io ti vedo in profondità.
    Sorridente a contemplare le tue glorie, madame,
    come una matrona ti offri a tutti.
    Il cliente più danaroso è quello che ti aggrada,
    lo appaghi senza stenti,
    per lui cedi il tuo rispetto, per lui celi il mistero,
    adesso sei semplicemente bella.
    È questa Parigi, adorabile ribelle senza freni
    e senza lotte, preda di colori e superbe meraviglie.
    Parigi nuda e defraudata,
    indifesa e cristallina, generosa negli affanni.
    Parigi chiassosa e persa nei tuoi silenzi,
    desolata e poi piangente, così mi appari tu,
    e senza offenderti o sentirti vittima scegli di sorridermi,
    vuoi ancora offrirmi un po' di te,
    unica e magica come sei.
    Tre monete sfiorano le acque della Senna,
    questo è il tuo prezzo,
    madame anche io ti ho avuta.
    Anonimo
    Composta sabato 26 settembre 2009
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      Scritta da: Antonio D'Amico
      Come mare lasci il tuo sale sulla pelle
      fai sorridere all'orizzonte ogni nuovo giorno
      le prime luci dell'alba

      E rispecchia nelle calde acque di te
      l'ultimo filo di luce prima del calar del buio
      scende e si spegne in te ogni mio desiderio

      Come mare trascini il tuo ricordo dentro
      quei momenti li fermo a guardarti senza capire

      senza capire più cosa dire
      come smettere

      Restare lì muto e immobile
      magari voler raccontarti migliaia di cose
      di come il mondo mio di ogni giorno ormai
      si intreccia con te in ogni istante

      Si può dire tutto o niente
      e tentare di immaginare
      se puoi
      quello che sento poi...

      Le cose più vere non riesci mai a dirle.
      Anonimo
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        Le Quattro Stagioni

        La Primavera è nelle tue gambe:
        flessuose, snelle, nervose;
        sempre scattanti nell'impeto
        del giovanile ardore...

        L'Estate è nella tua bocca:
        sensuale, sorridente, fragoosa;
        caldo invito irrinunciabile
        ad un fremente bacio d'Amore...

        L'Autunno è nei tuoi occhi:
        sapienti, furtivi, ammiccanti;
        capaci di far ricordare sensazioni
        dimenticate nel tempo...

        L'Inverno è nei tuoi capelli:
        imbiancati, fruscianti,
        vaporosi;
        accarezzati in una dolce promessa
        di eterna devozione.
        Anonimo
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