Giusta vendetta

Dike la dea non fa da tempo il suo lavoro,
non amministra la giustizia,
non evita il disordine,
se può lo crea
ci vive dentro.
Si è spogliata della tunica,
fatta cadere a terra sulla spada.
Qualcuno saggiamente le ha raccolte,
ha avvolto la spada nella tunica
ed ha nascosto tutto
in attesa della nemesi.
L'elmo e la bilancia sono nelle mani di chi le ha vinte ai dadi a dike,
tutti si stanno tassando e ne trattano il riscatto,
nel frattempo la vendetta ha dato il cambio alla giustizia inerme e latitante.
Intanto i giustizieri si muovono col buio e nel silenzio,
nessuno sa chi sono ma fanno bene quel lavoro
C'è chi propone di giocarsi a dadi anche la tunica e la spada,
pur di perderli e far si che tutto resti come adesso.
Alexandre Cuissardes
Composta domenica 27 novembre 2011
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    La camera da lotta

    Non ti parlo più d'amore,
    ti penso d'amore, forse,
    tutto nasce e muore in me.

    Che senso avrebbe parlarti mentre guardi la tv
    o cucini con molta fretta e poca voglia,
    quando si alternano i tuoi mal di testa alla mia stanchezza.
    Accettiamo il nostro agonizzare chiamandolo di volta in volta col primo nome che ci viene in mente,
    ma meglio non parlarne,
    argomento tabù.

    E poi ognuno girato dalla sua parte, che dorma veramente
    o faccia finta,
    sperando venga presto domattina.

    Intanto questo primo passo dell'uno verso l'altro
    si è ormai scocciato di aspettare
    ed è andato da solo a camminare
    in cerca di coppie più sicure.
    Alexandre Cuissardes
    Composta domenica 27 novembre 2011
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      Visitaparenti

      Nel cimitero straniero ho pregato i miei cari
      sulla tomba scelta a caso.

      E gli occhi adesso vanno verso le fornaci,
      messi in allarme dal cielo scuro,
      sento un rumore sordo,
      di tuoni,
      un urlo,
      forse è la rabbia dei vinti
      o forse i lamenti degli abitanti del cimitero.

      La zingara fa il suo mestiere
      da faccia di bronzo,
      disturbare chi prega,
      chiedere soldi con insistenza,
      falso dolore in casa del vero dolore.

      A fine giro si ferma.
      accende una candela,
      lascia una elemosina,
      forse spera che il padrone di casa chiuda un occhio
      sulla sua presenza.

      Ed uscendo,
      un sole freddo
      che spacca le pietre come la vita,
      come la vita che ha spaccato il culo a troppi.

      Il sole è color primavera,
      la temperatura no,
      è indietro di mesi.
      Alexandre Cuissardes
      Composta domenica 27 novembre 2011
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        La casa finale

        E poi magari
        pur di non ammettere che ci ha delusi l'esser noi stessi
        e l'essere perdenti,
        medicati dalla follia
        due volte al giorno,
        daremo colpa al tempo e ai tempi,
        daremo colpa ai fatti,
        a tutto ciò che abbiamo avuto intorno,
        e sarà chi ascolta a giudicare,
        ma non lo capiremo la sentenza,
        meglio per noi,
        morire pazzi,
        che grande fortuna.
        Alexandre Cuissardes
        Composta martedì 29 novembre 2011
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