Un cuore avaro

Rivestita di quel nulla che vendevi per un tutto,
con quel viso maschera utile ai tuoi inganni
hai passato la vita
solo a soddisfare il cuore avaro,
la coscienza ti abbandonò
non appena ti conobbe.

La verità su come sei
la condividi con chi ti ha conosciuta,
ma non è quella che racconti tu
ma quella che gli altri tacciono.

Ti salva la lucida follia del non vedere il vero.

Adesso passi il tempo a cucire fiori di carta da notizie,
ti racconti come non sei mai stata,
mostri tue foto
ma sono di un'altra donna

Dici di non uscir di casa
per non vedere gente
ma forse lo fai per la paura che ti fanno,
se guardi fuori,
i cento coltelli che ti aspettano per strada
per fare a pezzi la tua presunzione
e vendicare tutti i silenziosi.
Alexandre Cuissardes
Composta venerdì 9 dicembre 2011
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    Solo andata

    Vai a chiamarla,
    è giù in strada che osserva i passanti,
    digli che può salire
    io sono pronto,
    tu porta fuori il mio bagaglio,
    lasciami sul tavolo di cucina un bicchiere col vino vecchio,
    quello che sai,
    quello dell'addio.

    Solo per me,
    lei non beve.

    Quando sarò partito
    prendi ciò che ti spetta,
    è nella borsa sul camino
    chiudi porte e finestre
    e libera i fantasmi,
    perché più nessuno
    dovrà abitare questa casa,
    da oggi è maledetta.

    E vattene,
    chiudi veloce il portone dietro di te,
    corri via
    dimentica di avermi conosciuto
    e quello che qui è successo.
    Alexandre Cuissardes
    Composta venerdì 9 dicembre 2011
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      Con così pochi re son scarsi i sudditi

      Eccoli tutti in giro
      il primo e gli altri mille re di Roma,
      in ordine non sparso,
      negli stessi luoghi.

      La corte,
      la finta nobiltà,
      gli aspiranti qualcosa
      e la gran corte di ruffiani.

      Gli ambiziosi di turno,
      gli ambasciatori del peggio,
      i sempiterni nani e ballerine,
      frotta per osti alla moda e discreti tenutari.

      Alle ammucchiate serali,
      smessi i panni dell'ufficialità,
      rimessa in tasca la seconda faccia
      festeggiano bandiere rosse con camice nere,
      colori a tempo tenuti in vita per mestiere
      e adesso fusi nell'allegria e nell'alcol dei bicchieri.

      E tutti molto in forma,
      e con la pancia piena
      intonano faccetta rossa bell'abissina indossa la bandiera nera che trionferà,
      ed in stentato romanesco
      ... evviva la politica che ce fa magnà,
      e domani er teatrino può ricomincià...

      forse questa Roma ha accomodato le rime
      e scomodato un paese.
      Alexandre Cuissardes
      Composta giovedì 8 dicembre 2011
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