Il lavoro rende liberi?

Un uomo forte disciplina il nostro marciare,
due file ferme stanno ai lati
con gli sguardi fissi,
statue di pietra
col cappotto di stoffa militare.
Volti tutti uguali
unica madre,
unica mano,
unica firma.
Se solo fossi forte
come lo fui nei sogni
uscirei dalla fila
e mi ribellerei.
Ma stritolo fra le dita,
solo il mio antico niente,
il mio non potere.
Ci accompagna,
ognuno,
una colonna sonora
dentro la mente,
insieme ad immagini scure.
Intanto si allontana il cancello d'ingresso
con la sua scritta che balla,
fugge dalle nostre spalle,
perdiamo il senso della via d'uscita
o della via di fuga.
Chi non ha pianto quando era piccolo
ha tenuto in serbo le lacrime per adesso
e le piange tutte.
Alexandre Cuissardes
Composta domenica 3 giugno 2012
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    Le colpe

    Con le elezioni
    è passata la burrasca
    (per adesso).
    Ognuno aveva già pronto il suo colpevole,
    ed entrambi gli schieramenti
    hanno colpe per tutti.
    Ed ecco la sinistra che
    messo Berlusconi dietro la lavagna,
    orecchie d'asino
    trova in grillo l'ennesimo nemico,
    eccolo grillo,
    il comico,
    l'uomo che non si sa,
    l'uomo che "chi c'è dietro",
    l'uomo dell'antipolitica
    l'uomo della demagogia,
    l'uomo da sfottere,
    ma senza "urtare" chi lo vota.
    Parte la macchina dello sputtanamento.
    Ed ecco a destra "il senso dello stato"
    l'avere ceduto il posto al ragioniere
    per salvare il paese
    ma paese e politici hanno due culi diversi
    e per adesso il culo salvo è il loro.
    La destra ha monti,
    la sinistra ha grillo,
    noi purtroppo li abbiamo tutti.
    Alexandre Cuissardes
    Composta domenica 3 giugno 2012
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      Italianic

      C'è movimento nelle soffitte,
      tutti a frugare fra le cose di ieri.
      Le tirano fuori,
      le mettono a posto,
      una spolverata
      e sono già pronte.
      C'è movimento intorno agli armadi,
      tutti a cercare l'essenziale,
      da preparare velocemente.
      Lunga è la fila alle stazioni e nei porti,
      valigie di cartone,
      pochi vestiti,
      pacchi legati
      e bambini per mano,
      come il ritratto di tanti anni fa.
      Riparte il paese per nuovi paesi,
      lascia i politici da soli a parlare.
      Scappa la gente dai suoi governanti,
      emigrano in massa le persone migliori,
      si arrendono a chi non posson cacciare,
      gli lasciano soli a sguazzare nel nulla.
      Tutti in cuor loro,
      i nuovi emigranti,
      giunti all'arrivo
      sperano solo di non esser guardati
      come quelli rimasti,
      quelli lasciati.
      Alexandre Cuissardes
      Composta domenica 3 giugno 2012
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