Prima mattina, fine giornata

Le cinque di mattina
di un giorno preso a caso,
nel 2010.
Le sette di sera di un venerdì
che decide di camminarti accanto per un po'.
Giorni non in fila,
rifiuto del calendario,
moneta per aria,
non c'è croce,
sempre testa,
la croce è uscita dalla moneta,
ce l'hai addosso.
Alexandre Cuissardes
Composta lunedì 11 giugno 2012
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    Circolo Garibaldi

    Un vecchio compagno di provata fede,
    che ancora vive nella resistenza
    al non si sa più cosa,
    causa la poca vista
    legge il giornale con la lente,
    l'altro giornale è sulle gambe,
    Sotto al tavolino,
    lo tiene lì per dopo,
    l'ha prenotato a modo suo.
    Parla con un amico,
    anche lui con un giornale
    che trattiene in mano,
    pezzi di carta riservati a poi.
    È il monopolio casereccio dell'informazione
    e del possesso della stampa.
    Uno soltanto legge il giornale di partito,
    e lo traduce a modo suo con tre parole,
    una parte del poco che ha capito.
    Intanto quel che resta dell'idea
    è ciò che ognuno sente suo
    pur non possedendolo.
    Ma l'importante è aver democrazia
    e non vedere i dirigenti
    come dittatori,
    o non vederli affatto.
    E se proprio uno si dovesse trovare al perso
    vale l'antico detto
    che
    "a tre dita dal proprio cul tutto è permesso".
    E mentre osservo
    bevo il mio caffe,
    primo mattino,
    e sono pronto al resto del mio giorno.
    Intanto i primi ragazzi delle scuole,
    quelli che se ne sbattono di tutto
    stanno arrivando,
    parlano,
    urlano,
    ridono
    presi fra i compiti da ricopiare,
    lo sport ed i compagni
    non di partito
    ma di scuola.
    Forse per l'ora
    o per la troppa confusione
    s'alza dal tavolo l'anziano
    con la sua vita addosso
    e brontolando prende la strada inversa
    e se ne va
    e non si rende conto della sua fortuna,
    il non aver capito di aver perso.
    Alexandre Cuissardes
    Composta lunedì 11 giugno 2012
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      Pazzi a pezzi

      Le mani al mento
      a reggere la testa che guarda in basso.
      I piedi fermi a terra
      pronti a farsi piante e crescere
      ed aver foglie e frutti,
      e figli,
      pur di sfuggire ad una brutta fine.
      Le braccia alzate
      senza le mani già occupate in altro,
      resa senza condizioni.
      La testa è spenta,
      accetta ciò che un tempo le sembrava assurdo
      ed il corpo cade a pezzi,
      nessuno più lo vuole.
      Mani guantate
      lo getteranno in pasto a tramogge rumorose
      che divideranno il troppo marcio
      da quel po' di buono che si nota.
      Ed alla fine si sotterra,
      con ciò che resta di un uomo,
      la sua storia,
      ma non si sotterrano le colpe degli altri.
      Chi lo piange
      mentre scende nella buca
      si aggiunge a chi
      conosce la ricorrenza del giorno dei morti
      come la ricorrenza del giorno dei torti
      ... subìti.
      Alexandre Cuissardes
      Composta sabato 9 giugno 2012
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        tonache laiche

        Le bugie a fin di male
        sono già partite per le loro missioni.
        Le bugie a fin di bene giacciono ammassate in una fossa comune.
        Il tetro pessimismo
        si è rivelato come un sano senso della realtà.
        Chi predicava male ha vinto,
        chi predicava bene aspetta la seconda occasione
        ma si sta organizzando per predicare male,
        si adegua.
        Chi ascolta,
        ascolta oggi,
        come ieri,
        come sempre,
        e forse crede.
        I nuovi nati dovranno avere orecchie larghe per sentire
        e lingua corta per non parlare troppo.
        Prima di imparare a camminare
        dovranno imparare i gesti dell'ubbidienza.
        Questo dice la nuova scuola.
        Alexandre Cuissardes
        Composta sabato 9 giugno 2012
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