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Trevor Nunn non dirige un biopic su Melita Norwood, a malapena citata sui titoli di coda come fonte d'ispirazione, poiché lei era una comunista agente del KGB. Semmai, a lui interessa un discorso sulla lungimiranza geopolitica da parte di un'esponente delle minoranze sociali dell'epoca, in questo caso le donne. Niente di male se non fosse per il malriuscito connubio fra spy story e romanticismo. Ritmo lento ma non noioso. E comunque, molto meglio di "Allied" (Zemeckis, 2016).

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