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Potrà ricordare "28 giorni dopo" (Boyle, 2002) e "I figli degli uomini" (Cuarón, 2006), "The Road" (Hillcoat, 2009) e "Codice Genesi" (The Hughes Brothers, 2010), ma quando c'è Casey,  l'Affleck che non recita meglio del fratello Ben e che però cura così bene la propria cadaverica emaciatezza corporea ed espressiva che Van Sant l'ha reso un'icona del cinema indie e autoriale da "Trilogia della Mòrte" già con la sola locandina di "Gerry" (2002), sappiamo perfettamente a cosa si va incontro: giurie e critici festivalieri in estasi, spettatori in fuga. M'associo a quest'ultimi.

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