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Troppi film in uno solo e troppo disomogenei. La parte che ho più apprezzato concerne la gestione della luccicanza, un potere paranormale ambivalente che rischiava d'essere trattato ancora come metafora delle paturnie adolescenziali (Stan Lee, Marvel, cinecomics). Invece la piccola debuttante Kyliegh Curran ed Ewan McGregor s'aggirano in territori adulti e meno irrisolti di "Red Lights" (Cortés 2012), favoriti dalla presenza scenica di Cliff Curtis, Bruce Greenwood, Zahn McClarnon (qui un Colin Farrell nativo nordamericano) e soprattutto d'un'indimenticabile Rebecca Ferguson. La parte su immortalità (i villain vampireschi del True Knot) e aldilà (i dialoghi del Doctor Sleep coi moribondi) è frivola, e quella sull'Overlook Hotel semplicemente posticcia. Preso atto che nessun'immagine di Flanagan possied'un singolo briciolo dell'iconicità di Kubrick, avrei scelto d'evitar'il confronto a ogni costo.

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