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Per poter essere davvero imprevedibile, Abbasi non avrebbe dovuto dirigere l'adattamento d'una storia breve del prevedibilissimo Lindqvist, un altro che, come del Toro, parla di freaks genetici, body shaming, minoranze identitarie e diversità sessuali non col realismo di Browning, Herzog, Lynch ma col genere fantasy, dunque coi simbolismi dei tanti Magneto contro Xavier. Nel suo caso, della mitologia norrena e del folklore scandinavo per darsi un tono più artistico e autoriale invece che mainstream per adolescenti. Ed è ovvio ch'il risultato non cambi.

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