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Suonerà crudele infierire s'un film già distrutto da critica e incassi al botteghino, eppure mai come stavolta l'immaginazione sperimentale di Zemeckis con stop motion, CGI e motion capture non è al servizio della storia d'un protagonista con l'ormai consueto disturbo da stress post-traumatico (più amnesia), bensì al contrario è la vita reale di Hogancamp che viene parassitata a uso e consumo delle sperimentazioni tecnologiche del regista. A proposito: poteva pure risparmiarsi l'intera scena sul campanile, anch'essa un inutile doppio di qualcos'altro ("Vertigo", Hitchcock 1958).

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