Post inseriti da D. Bianco

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Scritto da: D. Bianco
Di fronte casa mia c'è una signora anziana. La vedo spesso la mattina presto sul balcone quando tirò su la tapparella, lei con il suo cuscino sul davanzale a prendere aria, con le lenzuola appoggiate sul balcone. A volte ci incrociamo lo sguardo e, buon giorno. Le rispondo buon giorno anch'io. La nonnina avrà sulla ottantina d'anni, mai un bambino sul balcone, un nipote un figlio. A volte penso che la solitudine non te la scegli come stile di vita. A me è capitato invece di volermene stare da solo. Di cercare un mio spazio, ascoltare il silenzio, come una sorta di rilassamento. Oppure quando mi andava stretto un rapporto. Mi piace anche camminare da solo, la notte, quando finisco di lavorare, quando le strade sono vuote, dove prima c'era il mondo, quando il silenzio è spezzato solo dal rumore dei miei passi. Chissà se un giorno questi pezzi di solitudine mi verranno contro. Perché la solitudine ha diverse fasi. Quando la cerchi da giovane ha sempre un desiderio interno. Quando sei giovane vuoi farti i cazzi tuoi. Vuoi stare da solo per le tue opportunità. Poi cominci a crescere, e la voglia di solitudine si affaccia nei vari momenti di una vita frenetica, cerchi quello spazio per stare con te stesso. Come le mamme che dopo aver lavorato tutto il giorno preparata la cena lavato i piatti, messo a letto i figli si cercano quei dieci minuti di solitudine sul balcone, come quel cuscino della signora di fronte casa mia. E quel momento è oro colato dal cielo. Poi invece si invecchia, come se di colpo la vita ci gira le spalle, si rimane soli senza più volerlo, come la nonnina di fronte casa mia, e allora si mette fuori il cuscino come se volessimo fare andare via la solitudine accumulata di notte. Alle otto di sera tiri giù tutte le tapparelle, solo qualche foto a farti compagnia. Una volta una signora disse: per me la mia solitudine è sentire le voci dagli altri appartamenti. E quando in casa si sente solo il rumore del televisore, la solitudine diventa vecchia e pesante. E allora, quanti anni ha la solitudine?
Composto martedì 20 giugno 2017
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    Scritto da: D. Bianco
    Ogni tanto ce ne andremo. Come vanno via gli amici occasionali. Ci sentiremo distanti, così distanti da non ricordarci che siamo stati un solo respiro, un solo battito. Ogni tanto ci saremo, in un pensiero di sfuggita, quando saremo innamorati, quando saremo spensierati. Ci cercheremo ogni tanto, e ci faremo trovare lì, al solito posto, dove un tempo eravamo amici. Dove ci siamo innamorati. Lì. Dove un tempo ci siamo baciati. Dove un tempo ci siamo amati. Ci cercheremo ogni tanto. Magari di notte. Quando tutti dormono, quando tutti sognano ci baceremo gli occhi, la pelle, bianca come la luna dei sogni. Ogni tanto incroceremo gli sguardi, e magari ci racconteremo il destino come se fosse un vecchio film in bianco e nero. Senza colori. Ci guarderemo la nostalgia negli occhi. E ti dirò che non ti amo. Che non ti ho mai amato. Ma tu non crederci. Tu non credermi.
    Composto martedì 30 maggio 2017
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      Scritto da: D. Bianco
      Noi siamo i figli della fuitina, l'ultima generazione nata di nascosto, figli di mamme inconsapevoli di portare in grembo un bambino, dopo di noi le gravidanze sono diventate programmate, dopo di noi gli amori sono diventati "normali" La fuitina, avveniva quasi sempre di domenica, quando la cena stava per essere preparata, la ragazza aspettava l'ordine di andare dalla vicina a prendere il sale, il pane, qualcosa che in quel momento mancava e, oplà, via, via verso la libertà, scappata da un padre padrone, perché le mamme sapevano quasi sempre tutto. La telefonata il giorno dopo, perché quando una figlia di quindici anni non si ritirava a casa non era un rapimento, era fuitina. Diventava sposa senza il consenso della famiglia. Il padre quasi sempre rinnegava la figlia, (per me è morta) e si chiudeva per una settimana nel suo orgoglio di uomo siculo. Minchia. La mamma faceva sempre da intermediario, pian piano smollava l'orgoglio del dittatore che dopo una settimana accoglieva la figlia già gravida, già diversa da come l'aveva cresciuta. Così nascevano gli amori, così nascevano i figli, tra uno sguardo da un balcone e un sorriso di sfuggita. Gli amori fuitine non si conoscevano tra loro, alcuni non si sono mai parlati, imparavano a conoscersi strada facendo, imparavano ad amarsi, ad accettarsi, a sopravviversi. Le spose si innamoravano dopo, a scatola chiusa, poteva essere una piacevole sorpresa come non poteva esserlo. Le donne di una volta hanno un grado di sopportazione maggiore, si sono nutrite di briciole affettive, figlie di un ignoranza sessuale scoprivano di essere incinte all'ottavo mese, prima pensavano che il mal di pancia fosse una appendice. Eppure sono diventate mamme insuperabili, spose rispettose e cuoche straordinarie.
      Il ragazzo diventava uomo, e non solo perché aveva pucciato il biscotto (quelli sono i ragazzi di oggi) lo diventava nei comportamenti, nel rispetto verso il suocero che gli aveva sempre negato la figlia, lo diventava la sera, dopo il lavoro, dove aveva solo occhi per lei, lo diventava la domenica, portando sempre pasticcini a tavola come una sorta di ringraziamento. Erano uomini che regalavano le rose senza ricorrenza. Noi siamo i figli della fuitina, siamo i fortunati, siamo quelli che hanno visto gli amori nati al buio e oggi guardandoli ne vediamo la luce, gli esempi e consigli da coppie che non sapevano neanche cos'era l'amore. Nessun social, nessun bacio, nessuna foto. Ecco perché siamo fortunati. Perché prima non si conoscevano e dopo si amavano. Invece oggi prima si conoscono e dopo si amano. Ma poi, si lasciano...
      Composto martedì 25 aprile 2017
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        Scritto da: D. Bianco
        Quando una donna ti desidera lo vedi, lo senti, lo sguardo è pieno di desiderio, la voce piena di seduzione. Quando ci fai l'amore è come se fosse sempre la prima volta. Ti senti più figo, più stronzo, la senti godere ed è come se le parole dette prima si trasferissero nelle ossa, nella carne. Quando la vivi la passione ci pensi a quelli che si amano e non si incontrano mai, a quelli che si guardano il cielo e stelle, a quelli che vivono di attesa e si scopano i pensieri. L'amore deve essere l'unico posto dove non puoi avere rimpianti, non lo puoi guardare da un nascondiglio o dal buco di una serratura.
        Composto mercoledì 28 settembre 2016
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          Scritto da: D. Bianco
          A me piacciono le persone che ci vado d'accordo un giorno sì e un altro no. Quelli del vaffanculo, quelli che poi con la coda dell'occhio non ti lasciano mai, e si preoccupano di non aver fatto troppo male. Mi piacciono le persone che non hanno mai sofferto, quelli dal destino dritto, liscio senza mai buche, quelle che, pur non essendoci caduti in quelle buche ne comprendono il percorso. Mi piacciono le persone che hanno sofferto, quelle che rispettano il dolore altrui e non solo il proprio. Non mi piacciono quelli che si piangono addosso, quelli che parlano solo ed esclusivamente di loro, quelli del "ma che ne sai tu". Quelli per me sono come le ciliegie, nascono nel tuo ramo per portare parassiti, e allora devi fargli una preghiera e lasciarli andare; devi farli maturare, e vedrai che una volta mature cadono da soli, come sono arrivate se me vanno. Perché il bello di un albero non sono i frutti, ma i rami.
          Composto venerdì 27 maggio 2016
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