Si bagna il mondo e piango. Si sporca di quel fango che non riesce a liberare i miei ricordi atrofizzati. Intrappolati in una morsa, come creatura muta e rossa, sfavillante avanti gli occhi, dietro spessi vetri rotti. Pieni di quei scarabocchi che hanno senso se li tocchi, perché solamente un cieco può comprenderne i rintocchi. Suona ancora la campana e marcia ancora verso i giorni, che il passato è già svanito, con l'augurio non ritorni. Non mi volto, manca il senso, resto immobile, in eterno, dimmi solo una parola, che dentro me si è fatto inverno.
Composto domenica 12 novembre 2017

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